In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Siamo tutti chiamati, nella quotidianità della nostra vita
Tema principale di queste letture è l’apostolato, la missione a cui ogni cristiano è chiamato: annunciare, condividere ciò che per primo ha ricevuto (gratuitamente).
Prima condizione è dunque RICEVERE, STARE con Gesù: li chiamò perché stessero con lui e annunciassero al mondo intero il Vangelo del Regno di Dio. Gesù ci chiama a sé, per stare con lui, per diventare intimi amici, per ricevere da lui la forza e la passione per Dio e per il mondo. Stiamo con Gesù se lo ascoltiamo, lo preghiamo, cerchiamo di conoscerlo più a fondo (anche, se pur non in maniera prioritaria, intellettualmente). Stiamo con Gesù se condividiamo la sua vita, se ci amiamo come lui ha amato noi, sopportandoci, perdonandoci, sostenendoci, mettendoci al servizio uno dell’altro…
Ma la nostra non è una chiamata intimistica e solitaria: il cristiano non può vivere la sua fede da solo e non può non annunciare, cioè condividere ciò che ha ricevuto. L’acqua che riceviamo dal Cristo è zampillante, è presa dalla sorgente. Non possiamo rischiare di renderla stagnante, ferma, chiusa: il rischio è che diventi putrida, infetta, insalubre.