Papa Francesco, Meditazione mattutina
Il sovrano «era inquieto» perché quel Gesù di cui tutti parlavano «era per lui come una minaccia». Alcuni pensavano che fosse Giovanni, ma il re si ripeteva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io, chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». Un’inquietudine, ha fatto notare il Pontefice, che ricorda quella del padre, Erode il grande, il quale, quando giunsero i magi per adorare Gesù, «era stato preso da spavento».
Nella nostra anima, ha spiegato il Papa, «c’è la possibilità di avere due inquietudini: quella buona, che è l’inquietudine dello Spirito Santo, che ci dà lo Spirito Santo, e fa che l’anima sia inquieta per fare cose buone, per andare avanti; e c’è anche la cattiva inquietudine, quella che nasce da una coscienza sporca». Proprio quest’ultima caratterizzava i due sovrani contemporanei di Gesù: «Avevano la coscienza sporca e per questo erano inquieti, perché avevano fatto cose brutte e non avevano pace, e ogni avvenimento sembrava per loro una minaccia». Del resto, il loro modo di risolvere i problemi era uccidere, e andavano avanti passando «sopra i cadaveri della gente».
Chi come loro, ha spiegato Francesco, «fa del male», ha «la coscienza sporca e non può vivere in pace»: l’inquietudine li tormenta e vivono «in un prurito continuo, in una orticaria che non li lascia in pace». Una realtà interiore sulla quale si è concentrata la riflessione del Papa: «Questa gente ha fatto il male, ma il male ha sempre la stessa radice, qualsiasi male: la cupidigia, la vanità e la superbia». Tutte e tre, ha aggiunto, «non ti lasciano la coscienza in pace», tutte impediscono che entri «la sana inquietudine dello Spirito Santo», e «portano a vivere così: inquieti, con paura».
