sabato 27 giugno 2015

Beati i poveri in spirito

Avvenire, 27 giugno 2015
di ENZO BIANCHI
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3). Aprendo con queste parole il discorso della montagna, Gesù si ricollega intenzionalmente ai “poveri del Signore” della tradizione biblica, gli‘anawim, i “curvati”, quel “resto di Israele” umile e povero che confidava solo nel Signore Dio (cf. Sof 3,12). Questo abbandono fiducioso in Dio si era progressivamente focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato definitivo di Dio, il Cristo: in tale contesto appare Gesù fin dalla sua nascita, come testimonia il vangelo dell’infanzia secondo Luca (cf. Lc 1-2). E in Maria la speranza dei “poveri in spirito” di tutto Israele trova il suo compimento: l’umile figlia di Sion ne è consapevole quando scioglie il canto del Magnificat, rivolgendosi a Dio che “ha rivolto lo sguardo alla bassezza e all’umiliazione della sua serva” (Lc 1,48).