giovedì 11 ottobre 2012

Marco 10, 17-30: XXVIII Domenica, Tempo Ordinario, Anno B

Ricchi e ricchezza: "C'è chi dice no. E noi?"
tutto ai poveri (colored)
Vignetta: www.gioba.it

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». (...)
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Il celebre episodio del giovane ricco è presentato da Marco come l'incontro di un "tale" che rimane anonimo (e per sempre sconosciuto) quasi ad indicare che quel tale possa essere chiunque di noi o forse che quel tale ha avuto la possibilità di acquisire una reale identità da questo incontro, ma ha fallito l'opportunità.

Importante è comunque la dimensione dell'INCONTRO: da una parte c'è Gesù che cammina per le strade del mondo (anzi, che apre il cammino, ci indica la strada) e dall'altra quel tale che CORRE incontro a lui, gli si mette in ginocchio, riconosce in Gesù un maestro buono che può dare risposta alla sua inquetudine esistenziale: "cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?".

E' una domanda fondamentale, che può essere tradotta: "cosa devo fare per avere una vita piena, felice, autentica?". E' una brava persona che vive con coerenza le indicazioni date dalla sua religione, ma sente che gli manca qualcosa, che è imbrigliato da qualcosa che lo rende legato.

La prima reazione di Gesù è quella di mettere quel tale di fronte alla sua condizione di vita: il rispetto dei COMANDAMENTI dati da Dio (il solo buono) e in particolare degli ultimi, quelli riguardanti l'amore verso il prossimo, quasi a ribadire che solo "chi ama il prossimo che vede può amare Dio che non vede".

Quel tale è consapevole che non gli basta osservare dei precetti, chiede qualcosa di più. Ed è a quel punto che Gesù "fissò lo sguardo su di lui" cercando il suo bene, con uno sguardo pieno di amore, capace (come la Parola di Dio descritta dalla lettera agli Ebrei) di penetrare nelle pieghe dell'anima per provocare una risposta personale. Ed è per il suo bene che gli fa quella proposta così impegnativa: "Và, vendi quello che hai, dallo hai poveri e vieni! Seguimi!".

L'osservanza della legge non basta per avere una vita piena di senso. Ne tantomeno è qualcosa che possiamo acquistarci con le nostre ricchezze. Dobbiamo imparare a DONARE quello che abbiamo (innanzitutto il nostro tempo, le nostre capacità e condividere le nostre ricchezze, consapevoli che siamo solo amministratori di quei beni/talenti e che tutto quello che ci viene affidato appartiene a Dio, un padrone buono che ci chiede di mettere a frutto quello che abbiamo per il bene comune). E' solo donando che riceviamo!

Quel tale se ne torna a casa triste, sconfitto, incapace di aderire ad un progetto di liberazione e di felicità che gli chiede di mettere in secondo piano i suoi beni. E' troppo attaccato ad essi: è questa la ragione della sua inquetudine! Vorrebbe vivere in modo pieno, ma rimanendo attaccato alle cose materiali.

Gesù fa seguire a quell'episodio un insegnamento prezioso ed esigente sull'uso dei beni: non condanna la ricchezza, ma l'uso che ne facciamo, il possesso di essa. Tra voi non sia così! Soprattutto: non pensiate di potervi comprare la vita eterna! Questo è impossibile agli uomini! La vita eterna è un dono di Dio, è solo lui che può salvare e solo a condizione che ci fidiamo ed affidiamo a Lui: "Perchè tutto è possibile a Dio".

Cosa allora dobbiamo fare? Imparare a donare la nostra vita, a condividere, ad amare tutti, per primi, gratuitamente, così come fa Dio! Dobbiamo imparare a fare le nostre scelte a partire dalla PAROLA DI DIO (che "è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio"...penetrando dentro, in profondità, mettendo in luce compromessi e oscurità).

Dobbiamo PREGARE perchè Dio ci doni la sua SAPIENZA chiedendola come il bene più prezioso. Così, ci racconta la Bibbia, ha fatto il re Salomone al quale Dio aveva offerto la possibilità di scegliere ciò che riteneva più importante. Chiede la SAGGEZZA, la capacità di saper giudicare il bene e il male. Non chiede ricchezze, potere, successo, salute, bellezza. Ma tutte queste cose gli sono state donate come conseguenza, proprio perchè ha scelto la cosa più importante, l'unica che non tramonta.

E noi, se Dio ci facesse una concessione simile (o se venisse il genio delle lampade, Aladino, a soddisfare 3 desideri) cosa chiederemmo?

P.Stefano Liberti
 
Ermes Ronchi: Un tale corre incontro al Signore. Corre: un gesto vivo che esprime entusiasmo e desiderio. Si getta ai piedi di Gesù, con slancio, con fiducia; parla e pone domande grandi; fin da ragazzo ha sempre osservato la legge: è davvero una bella persona. E in più fa un'esperienza da brivido, sente su di sé lo sguardo di Gesù, sguardo come d'innamorato, riferisce Marco: Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò.
Quel giovane corre un grande rischio, interroga Gesù per sapere la verità su se stesso. E non è in grado di sopportarla. Vuol sapere se è vita o no la sua, chi è davvero. Infatti notiamo che non ha un nome, è «un tale» di cui non sappiamo nulla se non che è molto ricco. Il denaro è diventato la sua carta d'identità, il suo nome e cognome. Per tutti, fino ad oggi, è semplicemente il giovane ricco. Nel Vangelo altri ricchi si sono incontrati con Gesù, e hanno tutti un nome, perché hanno scoperto il loro più autentico essere non in ciò che possiedono, ma come rapporto con gli altri.
È questo che intende Gesù, quando sorprende il giovane con la sua proposta: il tuo denaro dallo ai poveri! Tutto ciò che hai, tutto ciò che sei deve diventare strumento di comunione. Quello che Gesù propone più ancora che la povertà è la condivisione. Più che la rinuncia, è la libertà. Con i poveri, contro la povertà.
Ciò che il Maestro d'umanità sogna non è tanto un uomo spoglio di tutto, quanto un uomo libero e in comunione. Il tuo denaro ai poveri, e tu con me. Capovolgere la vita: prima le persone e dopo le cose. Le bilance della felicità infatti che cosa pesano sui loro piatti? L'oro, lo «spread», l'indice della Borsa? No, pesano le relazioni, il dare e il ricevere amore. Gesù ha un progetto di umanità, vuole estendere a livello di massa le relazioni buone della famiglia. Lo vediamo dal seguito del racconto. Pietro allora prese a dirgli: Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? Avrai cento fratelli e sorelle e madri e figli. La vita si riempie di volti e di legami buoni, come si è riempita di volti la casa di Zaccheo, il ricco che ha detto: ecco metà dei miei beni li dò ai poveri.
Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione di vita: lasciare tutto ma per avere tutto. Seguire il Vangelo non è rinuncia, ma incarnare un'altra logica del vivere, per un cuore moltiplicato, per cieli nuovi e terra nuova. Allora capiamo che il «Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (Giovanni Vannucci). Che ogni discepolo vero può pregare così: «con gli occhi nel sole / a ogni alba io so / che rinunciare per te / è uguale a fiorire» (Marina Marcolini).

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