martedì 30 dicembre 2014

Il maschile e il femminile della sequela nel Vangelo di Giovanni

https://acasadicornelio.wordpress.com/2014/12/27/il-maschile-e-il-femminile-della-sequela-san-giovanni-evangelista/

giovanni evangelista‘…e vide e credette…’
La memoria di san Giovanni evangelista è occasione per mettere a fuoco i tratti della sequela così come è impersonata dai generi maschili e femminili dei discepoli stessi.
Giovanni, attraverso l’incontro di Gesù con alcuni personaggi del suo vangelo, ci presenta due forme di sequela: una al maschile e una al femminile, che poi danno origine a due forme di Chiesa: la Chiesa dell’ufficio e la Chiesa dell’amore. In realtà non si tratta di due Chiese ma dell’unica Chiesa nel suo duplice volto, quello ministeriale e quello comunionale.
Il maschile che si pone alla sequela di Gesù nella via del discepolato mostra dei suoi tratti peculiari:
– entusiasmo e curiosità non trattenuti, evidenti nei primi due discepoli che seguono il Messia;
– la chiusura nel proprio modo di comprendere la realtà, quando la novità del cammino non ha degli itinerari facilmente riconoscibili: Nicodemo, Natanaele, Pietro;

– la chiusura nella grettezza del calcolo, dell’utile, del possesso: Giuda;
– l’incapacità di un amore gratuito che diventa volontà di predominio sull’altro fino ad arrivare a tradirlo;
– la necessità di una sorta di costrizione: nella lavanda dei piedi Gesù dovrà costringere Pietro ad acconsentire ad una inversione dei ruoli.
Il maschile, la Chiesa ministeriale, la Chiesa dell’ufficio, aderiscono al Maestro, ascoltano le sue parole, lo seguono, ma mostrano tanta resistenza nel permettere che il Cristo compia il suo cammino verso il Padre. E’ per questo che a tratti Gesù deve costringerli ad aprirsi alla rivelazione di un Dio che si pone ai loro piedi e glieli lava, perché anch’essi imparino a fare altrettanto.
Il femminile è per eccellenza, nel vangelo di Giovanni, il modo in cui vivere il discepolato. Gesù non stabilisce alcuna barriera nei confronti della donna: egli le valorizza, le difende, le ammette tra i suoi stessi discepoli.
Il femminile:
– ha una funzione di provocazione e di anticipazione persino nei confronti di Gesù: sarà una donna a sospingere Gesù ad assumere la sua missione pubblica: a Cana, al pozzo di Sicar, a Betania per la morte di Lazzaro. La donna anticiperà addirittura, anche se in una maniera misteriosa e inconsapevole, il dono totale del Cristo: l’unzione di Betania;
– va oltre ogni convenzione e ogni calcolo: di nuovo Maria di Betania;
– non ha paura di disturbare i progetti e i piani di Gesù: Marta e Maria alla morte di Lazzaro;
– ha una grande capacità di testimonianza. La donna è sempre la prima ad incamminarsi nel cammino della fede: Samaritana, Marta, Maria. Inoltre sono testimoni che diminuiscono perché cresca il Signore. Non così per tutto il maschile del Vangelo;
– non ha paura di misurarsi col gratuito, col sovrabbondante, col profumo, col simbolico;
– rischia di racchiudere l’incontro di Gesù nell’orizzonte dei propri bisogni e desideri: Maria di Magdala che vuol ritrovare il cadavere del Crocifisso;
– è disponibile ai progetti dell’amato, è silenziosa alla croce, è tenace nella ricerca.
La Chiesa dell’amore è una Chiesa che si dispone alla sequela del Maestro accogliendo tutto ciò che egli offre, aperta al progetto che il Padre ha su di lui.
Il maschile esprime un movimento verso Cristo più segnato dalla norma, dalla tradizione, dai ruoli e perciò ha paura di uscire allo scoperto; il femminile manifesta invece un alto profilo di liberta: le donne compiono gesti su Gesù, parlano con lui da sole, interferiscono nei suoi progetti, lo seguono dove non è loro permesso, lo cercano nel pianto, nel lutto, nella gioia. Sono più disponibili alla radicalità dell’amore.
Il discepolato maschile si relaziona a Gesù a partire da una certa sufficienza: tutto è mediato da una sorta di precomprensione che non apre alla novità. Il femminile, invece, si relaziona a Gesù a partire dalla propria indigenza, riconosciuta e accolta: le donne appartengono ai poveri del Signore che attendono il Messia liberatore. Al Calvario Pietro e gli altri lasciano Gesù e fuggono nel loro proprio, mentre il discepolo amato e le Marie non riescono a staccarsi dal Crocifisso: accolgono la sua obbedienza al Padre.
E’ molto significativo che l’ultima consegna di Gesù sulla croce sia quella della Madre: Giovanni riceve la missione di avere Maria per madre. Il suo primo compito non è quello di andare ad annunciare il vangelo, ma di diventare figlio di Maria. Per lui e per tutti i discepoli è più importante essere credente che apostolo. Essere figlio della Chiesa-Madre è il primo e più fondamentale aspetto di tutta la vita cristiana.
(Antonio Savone)

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