sabato 4 febbraio 2012

Mc 1,29-39: Gesù, a Cafarnao...

V domenica del Tempo Ordinario/B

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Chi è Gesù ? Cosa significa essere cristiani?
Il Vangelo di Marco continua a rispondere a queste domande descrivendoci la "giornata tipo", un giorno, di sabato, a Cafarnao. E' la continuazione di quanto sentito domenica scorsa e ancora Gesù:
GUARISCE/ PREGA / ANNUNCIA (insegna), vive l'amicizia (entrando nella quotidianità della nostra vita, risanando le nostre famiglie) e, nello stesso giorno, vive l'intimità con Dio nella preghiera.
1. Gesù entra nelle nostre case (non si ferma in Sinagoga, nei luoghi di culto), si china a risanare e rialzare chi è nella sofferenza. La "febbre della suocera" è uno dei più comuni morbi che affligge le nostre famiglie: blocca e impedisce di vivere a servizio della famiglia).
2. Gesù si immerge nella folla sofferente (vedi Giobbe, emblema del sofferente innocente) risanando e liberando da molti demoni (= tutto ciò che ci schiavizza, incatena: dipendenze, ossessioni, fissazioni...).
3. Gesù prega, cercando all'alba momenti di intimità col Padre.
4. Gesù si prepara a ripartire per altri luoghi per annunciare il Vangelo.

I cristiani sono coloro che imitano Gesù, che lasciano che Lui agisca in noi. A noi vivere l'amore (perchè solo l'amore risana, libera, insegna, ci tiene uniti al Padre: un amore concreto che si fa servizio, perdono, attenzione e cura...).
Ma oltre che a Gesù siamo chiamati a guardare le azioni compiute dai discepoli per imitarle:
1. Si fanno intermediari (per la suocera, per i malati, per coloro che sono in ricerca: "subito gli parlarono di lei": compito dei discepoli è parlare con Gesù delle persone che hanno bisogno del suo aiuto, presentargli coloro che soffrono, condurlo da loro);
2. Si mettono sulle sue tracce (i discepoli sono coloro che rintracciano Gesù, che seguono le sue orme, che sanno leggere e indicare il suo passaggio nella Parola, nella storia quotidiana, nel creato...).
3. Come afferma San Paolo: sentono la necessità di annunciare liberamente e gratuitamente il Vangelo (consapevoli che è chi dona che riceve, a chi dà sarà dato). E per far questo siamo chiamati a metterci al servizio di ciascuno, "debole con i deboli".

"Tutti ti cercano": è questo il motivo della ricerca affannata dei discepoli. Colgono l'importanza del loro Maestro, forse si sentono anche loro investiti di gloria in virtù della loro vicinanza a Lui. Ma Gesù fugge dalla gloria umana, dal successo, dal potere: "andiamocene altrove": non sono venuto per ricevere gloria, ma per donare la Gloria del Signore, la sua presenza che risana, libera, educa.
EDUCA alla VITA: giornata per la vita, non possiamo dimenticare tutte quelle situazioni che la minacciano (aborto, eutanasia, pena di morte, suicidi, guerre...), non possiamo accontentarci di vivacchiare. La vita è il grande dono di Dio che è affidato a noi, ma non possiamo sentircene padroni, disporne a nostro piacere. La vita và difesa dal suo comcepimento alla sua fine naturale. La vita trova in Gesù, nostra Vita, la forza e la Via per vivere in pienezza. "Per questo sono venuto": per condurre tutti al Padre, per donare a tutti una vita risanata, libera, felice, buona, bella, eterna. Amen.

giovedì 2 febbraio 2012

Luca 2,22-40: PRESENTAZIONE di Gesù nel Tempio

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima". C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Sant'Egidio.org: Simeone e Anna sono l’esempio di bella anzianità. È sempre più facile nella nostra società scorgere anziani, uomini e donne, che ormai pensano con tristezza e rassegnazione al loro futuro; e l’unica consolazione, quando è possibile, è il rimpianto della passata giovinezza. Il Vangelo di oggi sembra dire a voce alta - ed è giusto gridarlo in questa nostra società fattasi particolarmente crudele verso gli anziani - che il tempo della vecchiaia non è un naufragio, una disgrazia, una iattura, un tempo più da subire tristemente che da vivere con speranza. Simeone e Anna sembrano uscire da questo affollato coro di gente triste e angosciata e dire a tutti: “È bello essere anziani! Sì, la vecchiaia si può vivere con pienezza e con gioia”. Questo loro canto è inconcepibile e incomprensibile in una società ove quel che solo conta è la forza e la ricchezza; sebbene proprio di qui nascano le violenze e le crudeltà della vita.Oggi, Simeone e Anna ci vengono incontro: sono essi che annunciano il Vangelo, la buona notizia all’intera nostra società. Essi non chiusero gli occhi sulla loro debolezza, sull’affievolirsi delle forze; in quel Bambino trovarono una nuova compagnia, una nuova energia, un senso in più per la loro stessa vecchiaia. Simeone, dopo aver preso tra le sue braccia il Bambino, poté cantare il Nunc dimittis non con la tristezza di chi aveva sprecato la vita e non sapeva cosa sarebbe accaduto di lui; e Anna, l’anziana, da quell’incontro ricevette nuova energia e nuova forza per “lodare Dio e parlare del bambino” a chiunque incontrava.

venerdì 27 gennaio 2012

Marco 1, 21-28: Gesù insegna con autorevolezza, libera e guarisce

IV domenica Tempo Ordinario -Anno B

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. (...). Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Ermes Ronchi:
Come la gente di Cafarnao, anche noi ci incantiamo ogni volta che abbiamo la ventura di incontrare qualcuno con parole che trasmettono la sapienza del vivere, una sapienza sulla vita e sulla morte, sull'amore, sulla paura e sulla gioia. Che aiutano a vivere meglio. Di fatto, sono autorevoli soltanto le parole che accrescono la vita. Gesù insegnava come uno che ha autorità. Ha autorità chi non soltanto annuncia la buona notizia, ma la fa accadere. Lo vediamo dal seguito del racconto: C'era là un uomo posseduto da uno spirito impuro. La buona notizia è un Dio che libera la vita. Gesù ha autorità perché si misura con i nostri problemi di fondo, e il primo di tutti i problemi è «l'uomo posseduto», l'uomo che non è libero.
Volesse il cielo che tutti i cristiani fossero autorevoli... E il mezzo c'è: si tratta non di dire il Vangelo, ma di fare il Vangelo, non di predicare ma di diventare Vangelo, tutt'uno con ciò che annunci: una buona notizia che libera la vita, fa vivere meglio, dove nominare Dio equivale a confortare la vita.
Mi ha sempre colpito l'espressione dell'uomo posseduto: che c'è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l'uomo, a demolire ciò che lo imprigiona, è venuto a portare spada e fuoco, a rovinare tutto ciò che non è amore. Per edificare il suo Regno deve mandare in rovina il regno ingannatore degli uomini genuflessi davanti agli idoli impuri: potere, denaro, successo, paure, depressioni, egoismi. È a questi desideri sbagliati, padroni del cuore, che Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui. Tace e se ne va questo mondo sbagliato.
Questo Vangelo mi aiuta a valutare la serietà del mio cristianesimo da due criteri: se come Gesù, mi oppongo al male dell'uomo, in tutte le sue forme; se come lui porto aria di libertà, una briciola di liberazione da ciò che ci reprime dentro, da ciò che soffoca la nostra umanità, da tutte le maschere e le paure. Un verso bellissimo di Padre Turoldo dice: Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Impossibile amarti impunemente. Dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore, impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita! Impossibile amarti e non cambiare vita e non gettare dalle braccia il vuoto e non accrescere gli orizzonti che respiriamo. (Letture: Deuteronòmio 18, 15-20; Salmo 94; 1Corinzi 7, 32-35; Marco 1, 21-28).

Altro:
Cosa significa che il regno di Dio è iniziato con la sua parola e la sua opera? Cosa significa SEGUIRLO? Significa riconoscere il valore stupefacente del suo insegnamento e della liberazione dal male e della guarigione da lui apportata. Gesù parla del Regno agendo secondo la sua logica di liberazione e di guarigione.
Ci troviamo a Cafarnao, in una giornata tipo di Gesù.
Gesù entra nel giorno di sabato nella sinagoga, nel luogo della pre­ghiera, e si mette ad insegnare, come ogni domenica continua ad inse­gnare nel luogo dove la comunità cristiana si riunisce per la Liturgia Eucaristica.
L'insegnamento di Gesù provoca reazioni di stupore, perché sempre il Vangelo suscita stupore in chi lo ascolta con il cuore e non distrattamente. L'autorevolezza di Gesù è quella di una parola che tocca il cuore e suscita domande, non come quelle parole che talvolta si pronunciano, e che non interro­gano nessuno, perché sono o troppo teoriche o troppo banali.
La sua parola suscita una reazione persino in un uomo posseduto da uno “spirito immondo”, immagine di tutto ciò che in noi rifiuta Dio, si sente minacciato da Lui, si oppone alla sua parola.
L'impurità di quell'uomo indica lontananza da Dio, che è il puro e il santo per eccellenza. Ma Gesù non lo disprezza, non lo allontana. Non si arrabbia anche quando viene offeso da quell'uomo. Egli capisce che le sue parole violente esprimono paura, lacerazione interiore, incapacità a liberarsi da solo dallo spirito del male (che lo possiede: non lo lascia libero).
Anzi Gesù coglie in esse una domanda di guarigione. «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?, grida con violenza quell'uomo, sentendosi minacciato da Gesù e dal suo insegnamento. Sì, il bene eccessivo appare una minaccia per chi è abituato al male fino ad esserne posseduto. Quanta ironia in questa pagina del Vangelo: uno spirito impuro, sentendosi minacciato, riconosce in Gesù il Santo di Dio, mentre quelli che stanno attorno a lui, convinti di conoscerlo, a contatto della sua figura santa, non sanno riconoscerlo. Così avviene spesso anche nella vita dei cristiani, che si abituano a vivere con Gesù senza però riconoscerne la forza di amore e di guarigione.
Gesù ordina allo spirito impuro di uscire da quel corpo, tutto sommato incolpevole. L'autorità di Gesù vince il male, vince la terribile frattura che sconquassa quell'uomo. Gesù lotta autorevolmente contro il male, non si lascia intimorire da esso, comanda che la vita di Dio entri nelle strutture vitali, nel corpo, nella mente, nel cuore, nelle viscere degli uomini incate­nate dal male, un male tanto forte da spaccare, lacerare l'uomo. «Taci! Esci», egli dice. Taci! — quasi che il male stesso parli attraverso l'uomo. E poi: «esci»!, quasi a dire che questo spazio non è tuo; nella vita di quest'uo­mo hai preso troppo spazio; esci e lascia il posto di Dio.
«Tutti furono presi da timore» di fronte a Gesù che è venuto proprio per rendere possibile a tutti l'incontro con Dio, che è perdono e guari­gione. Per questo Gesù, subito dopo aver chiamato i discepoli, incontra i malati e tra essi per primi gli indemoniati. Il Regno di Dio comincia a realizzarsi nel fare posto a Dio nella vita degli uomini, nello scacciare il male perché il bene penetri dovunque senza resistenze.
Gli uomini sono scossi, si meravigliano, cosicché alcuni saltano nella fede, mentre altri si trincerano in un atteggiamento difensivo, ostile. Lo stupore è ambivalente e, solo, non basta per compiere il salto della fede.
Gesù è davvero il profeta annunciato a Mosè nel libro del Deuteronomio. Proprio a lui Dio ha «messo in bocca le sue parole», perché possano liberare il mondo dal male. Il regno di Dio ha preso avvio e continua a manifestarsi ogni volta che viene comu-nicato il Vangelo di Gesù. Forse non si è sempre consapevoli della forza di bene che il Signore ha posto nelle mani dei suoi discepoli. Per questo si vive in modo rassegnato e pessimista, come se il male fosse così forte da non poter essere sconfitto. Forse, come avverte l'apostolo Paolo, siamo troppo presi dalle preoccupazioni quotidiane, che ci assillano, e non poniamo mente e cuore alla forza del Vangelo del regno. Dimentichiamo che essere sposati o celibi è solo un modo diverso per vivere il Vangelo, ovvero per trovare in Dio la felicità che tutti aneliamo. Non assillarci per le incombenze pratiche e quotidiane ci può sicuramente aiutare ad affrontarle con maggior forza e serenità. Confidando non nella nostra misera forza (e per questo ci attacchiamo al denaro e al potere: perché pensiamo che ci diano forza), ma nell’aiuto che viene dal Signore.

giovedì 19 gennaio 2012

Marco 1, 14-20: I PRIMI DISCEPOLI

III domenica Tempo ordinario Anno B

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (...)

Silvano Fausti:
http://www.linkiesta.it/inizio-vangelo-gesu

Io:
Gesù ci chiama, ci coinvolge, ci invita a qualcosa di grande. E se domenica scorsa era Giovanni il tramite per seguire Gesù (e così ogni persona che ci indica Gesù che passa nella nostra vita) ora è Gesù stesso a prendere l'iniziativa (Lui che passando vede, che ci interpella nelle vita quotidiana, negli ambienti "profani" della nostra vita di tutti i giorni).
Gesù chiama a seguirlo!
- Chi? TUTTI! Per ciascuno ha un progetto particolare, unico, irripetibile, grande.
- Come? Ci parla/chiama attraverso gli altri (i nostri "angeli"= messaggeri: famiglia, preti, amici, passanti...), attraverso la preghiera e la vita sacramentale, attraverso la Scrittura (ascoltata e vissuta), amando gli altri...
- Quando? ORA! "Il TEMPO E' COMPIUTO"

Ermes Ronchi:
Il tempo è compiuto, come quando si compiono per una donna i giorni del parto. E nasce, viene alla luce il Regno di Dio.
Gesù non spiega il Regno, lo mostra con il suo primo agire: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall'esclusione. Il Regno è guarigione dal male di vivere, fioritura della vita in tutte le sue forme.
A questo movimento discendente, di pura grazia, Gesù chiede una risposta: convertitevi e credete nel Vangelo. Immagino la conversione come il moto del girasole, che alza la corolla ogni mattino all'arrivo del sole, che si muove verso la luce: «giratevi verso la luce perché la luce è già qui». Credere nel Vangelo è un atto che posso compiere ogni mattino, ad ogni risveglio. Fare memoria di una bella notizia: Dio è più vicino oggi di ieri, è all'opera nel mondo, lo sta trasformando. E costruire la giornata non tenendo gli occhi bassi, chini sui problemi da affrontare, ma alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice: sono con te, non ti lascio più, ti voglio bene. Credete nel Vangelo. Non al Vangelo ma nel Vangelo. Non solo ritenerlo vero, ma entrate e buttarsi dentro, costruirvi sopra la vita, con una fiducia che non darò più a nient'altro e a nessun altro.
Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide… Gesù vede Simone e in lui intuisce la Roccia. Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d'amore. Un giorno guarderà l'adultera e in lei vedrà la donna capace di amare bene. Il suo sguardo è creatore. Il maestro guarda anche me, e nonostante i miei inverni vede grano che germina, una generosità che non sapevo di avere, capacità che non conoscevo.
Seguitemi, venite dietro a me. Non si dilunga in spiegazioni o motivazioni, perché il motivo è lui, che ti mette il Regno appena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita, un po' illogica: Vi farò pescatori di uomini. Come se dicesse: «vi farò cercatori di tesori». Mio e vostro tesoro è l'uomo. Li tirerete fuori dall'oscurità, come pesci da sotto la superficie delle acque, come neonati dalle acque materne, come tesoro dissepolto dal campo. Li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Mostrerete che l'uomo, pur con la sua pesantezza, è fatto per un'altra respirazione, un'altra aria, un'altra luce. Venite dietro a me, andate verso gli uomini. Avere passione per Cristo, che passa e si lascia dietro larghi sorsi di vita; avere passione per l'uomo e dilatare gli spazi che respira.

sabato 7 gennaio 2012

Mc 1,7-11: BATTESIMO del Signore

BATTESIMO del SIGNORE/Anno B

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Io: Festa del Battesimo come festa che conclude il tempo delle manifestazioni.
* Termina oggi con la festa del Battesimo il tempo delle manifestazioni di Gesù:
- a Natale si è manifestato ai poveri pastori;
- all’Epifania si è manifestato alle genti;
- oggi, ricevendo da Giovanni l’immersione nel Giordano, egli si manifesta al popolo di Israele.
* Il Battesimo inaugura il tempo in cui Gesù, uomo maturo, entra sulla scena pubblica, scende in campo si potrebbe dire con un linguaggio più moderno e meno ispirato: è il momento del discorso programmatico, eppure la prima cosa che egli fa non è mostrarsi protagonista di gesti straordinari né di un insegnamento, bensì mostrarsi come un uomo pienamente solidale con i peccatori.
* il cammino intrapreso da Gesù è segnato dall’abbassamento, dall’umiltà, dalla misericordia per gli uomini, ed è così che egli ci parla di Dio.

Il senso del Battesimo di Gesù
* L’episodio del Battesimo di Gesù non descrive il sacramento che noi riceviamo (che verrà istituito da Gesù Risorto come mandato ai suoi discepoli di battezzare tutti nel nome della Trinità, cioè di IMMERGERE, inserire ogni uomo nella realtà trinitaria, renderci FIGLI nel figlio, condividendo la sua morte e resurrezione).
* Il battesimo di Gesù è la sua presentazione, manifestazione (=EPIFANIA) al popolo di Dio, presentazione che troverà compimento sulla croce e nella pasqua (non c’è amore più grande di chi da la vita per i suoi amici).
* perché Gesù vuole ricevere il battesimo? come la gente che va da Giovanni a farsi battezzare (soprattutto pubblici peccatori: pubblicani e prostitute), vuole cambiare la sua vita, dare un taglio al passato e cominciare un modo nuovo di vivere, diverso da prima. Il battesimo nell’acqua del Giordano è il segno per dire a tutti questo impegno che ogni persona prende con se stessa e con Dio.
* Sappiamo che Gesù non ha bisogno di lasciarsi alle spalle il male e il peccato, però sappiamo anche che da questo momento in poi, anche Gesù cambia la sua vita!Per 30 anni, nessuno ha saputo granché di lui: lo conoscono solo i suoi parenti e la gente di Nazareth. Ha trascorso una vita normalissima, una vita come tante, senza che lasciasse capire che era il Figlio di Dio, il Messia atteso da sempre. Adesso, di fronte a Giovanni Battista, sulle rive del Giordano, Gesù sa che la sua vita sta per cambiare completamente. Non più solo figlio di Maria e Giuseppe, ma Rabbi, Maestro, sulle strade di tutta la Palestina che mostra il volto del Padre suo e Padre nostro.Il battesimo che Gesù riceve da Giovanni non è per il perdono o per la rinuncia al male, ma è il segno del completo cambiamento che sta cominciando nella vita di Gesù. Perciò insiste tanto con il cugino, fino a convincerlo.* Possiamo immaginare una fila di persone che vanno da Giovanni per essere immerse nel Giordano: in quella fila si mette anche Gesù, che Giovanni ha appena definito «più forte di me, colui che battezzerà in Spirito Santo e fuoco»! Questo recarsi di Gesù da Giovanni per essere battezzato apparirà azione scandalosa persino per i primi cristiani, alcuni dei quali cercheranno di minimizzare l’evento. Eppure tutti e quattro i Vangeli ce lo testimoniano: Gesù si associa ai peccatori nel chiedere a Giovanni il Battesimo. L’altro si oppone, ma Gesù ribatte: «Lascia fare per ora!», invitandolo a compiere la volontà di Dio, la sua giustizia: e la giustizia di Dio è quella particolare coerenza con cui egli intende realizzare la sua misericordia verso i peccatori, il suo disegno universale di salvezza. Giovanni allora acconsente e si sottomette al volere di Gesù, il quale a sua volta si sottomette a lui nel Battesimo.
- Gesù realizzerà in pieno questa missione attraverso il battesimo pasquale (“C’è un battesimo che devo ricevere”) nelle acque simboliche della morte, da cui riemerge con la risurrezione. Dal suo fianco trafitto sgorgheranno acqua e sangue, cioè il battesimo e l’eucarestia, sacramenti della nuova vita. (Gv 19,34)
La festa del Battesimo del Signore conclude il tempo di Natale e dà inizio al Tempo Ordinario.
Come l’evento del Battesimo di Gesù fu l’avvio della progressiva manifestazione del suo mistero al mondo, così la festa corrispondente è il principio di quel percorso che la Chiesa ci offre ogni anno per approfondire la nostra conoscenza vitale del mistero di Cristo. È, quindi, il periodo non soltanto per smontare il presepio e togliere gli addobbi dalla chiesa e dagli altri edifici parrocchiali, ma di conoscere sempre più e sempre meglio il Signore che è nato per noi.

Proprio nel momento in cui Gesù risale da quell’acqua carica dei peccati dell’umanità, «si aprono i cieli ed egli vede lo Spirito di Dio scendere come colomba su di lui. Ed ecco una voce dal cielo: "Questi è il mio Figlio amato, nel quale ho posto la mia gioia"». Così si compiono le Scritture e la giustizia di Dio si è realizzata: Dio voleva vedere Gesù così, in mezzo ai peccatori, e in quell’atto di abbassamento voleva riempirlo di Spirito Santo. È in questa inattesa epifania che ci è dato di cogliere l’unità dell’azione di salvezza di Dio: il Padre opera attraverso il Figlio Gesù conferendogli tutta la potenza dello Spirito.
La festa del Battesimo di Gesù è anche memoria del nostro Battesimo e, nel contempo, della voce di Dio rivolta a ciascuno di noi: «Tu sei mio figlio!». Ognuno di noi è figlio di Dio, ed è causa della sua gioia se, riconoscendosi peccatore, intraprende il cammino di conversione; su ognuno di noi scende e riposa lo Spirito se sappiamo invocarlo e apprestare tutto per accoglierlo. È così che possiamo sentirci figli di Dio, capaci di gridargli «Abbà, papà amato!» e di vivere delle energie dello Spirito: energie nascoste che pure non cessano di mostrarsi efficaci nella nostra vita, energie più forti del peccato e della morte.

A. Maggi:
"subito, salendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli”. I cieli erano considerati la dimora di Dio e si credeva a quel tempo che Dio fosse talmente offeso per le malefatte e per l’infedeltà del popolo, che aveva sigillato i cieli. Non c’era più comunicazione tra Dio e gli uomini. La risposta di Dio all’impegno di Gesù è che i cieli di squarciano. Non vuol dire che si aprono, perché quello che si apre si può richiudere, ma si squarciano, si lacerano, non è più possibile ricomporli.
Attraverso Gesù la comunicazione tra Dio e gli uomini sarà continua, costante e crescente. Quindi questa è la risposta di Dio all’impegno di Gesù.
“E venne una voce dal cielo”. Una voce dal cielo, quindi una comunicazione divina, “«Tu sei il Figlio mio»”. E’ la citazione del salmo 2, della consacrazione del messia, “«l’amato»”. L’amato è il figlio che eredita tutto. Quindi Dio testimonia che in Gesù c’è tutto di lui; non si può far distinzione tra Gesù e Dio, separarli. In Gesù c’è la pienezza della divinità.
Quindi “«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio favore»”. E Dio consacra Gesù come il messia, come il liberatore atteso da Israele.

Mt 2,1-12: EPIFANIA del Signore

EPIFANIA DEL SIGNORE

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

IO: EPIFANIA: dove/come cercare Gesù che è nato?
- Siamo alla conclusione del tempo natalizio e la liturgia ci invita a fare un passo in avanti importante: G non è solo nato, ma si è MANIFESTATO, si è fatto conoscere.
- L’epifania diventa l’evento dell’INCONTRO: di Dio che in Gesù cerca l’uomo e dell’uomo che (messosi in cammino) in Gesù trova Dio.
- In queste prossime feste ricordiamo 2 momenti o modi in cui si è mostrato al mondo: attraverso la STELLA seguita dai magi (oggi) e attraverso il suo BATTESIMO (domenica prossima).
- Oggi ci è stato presentato questo racconto che ricorda un pò le FIABE, che, più che raccontarci degli eventi così come sono accaduti, vuole comunicarci un messaggio importante:
- dove e come cercare G che è nato? Il racconto dei MAGI (non maghi, ma sapienti che vengono dall’Oriente) cerca di dare una risposta e ci dice:
1.che Dio si è incarnato per tutti e tutti possono incontrarlo anche se non conoscono la nostra religione.
2.è fondamentale però GUARDARE IN ALTO ("Alza gli occhi intorno e guarda", scrive Isaia), cercare nella natura quei segni che ci parlano di Dio, ci ricordano il suo amore e la sua bellezza riflessa nel creato.
3.Occorre GUARDARE OLTRE IL PROPRIO OMBELICO, non chiudersi a riccio per le proprie paure e i propri egoismi, ma cercare oltre di noi un senso alla nostra vita, chiedere cosa Dio voglia da noi.
4.Occorre GUARDARE IL CIELO e LA NOSTRA STELLA che ci guida: affidarsi a Dio e alla luce che ci dona: capire il nostro posto nel mondo, la nostra vocazione da seguire e costruire, ciò che realmente ci risulta luminoso, bello, senza lasciarci abbagliare dalle false stelle (pensiamo alle star/stelle di Hollywood che dietro l’immagine di successo e felicità nascondono spesso una vita fallimentare, triste, inutile: ci lasciamo ingannare da queste stelle, vogliamo realmente diventare come loro?).
5.Occorre METTERSI IN CAMMINO dietro questa luce/intuizione, IN COMUNITA’, insieme ad altri che stanno seguendo le stesse indicazioni, senza paura di dover lasciare molte cose (x’ in un lungo, incerto e notturno cammino tante cose sono solo di intralcio).
6.Occorre domandare agli “esperti” che incontriamo lungo il cammino cosa ci dica Dio nella sua SCRITTURA e dobbiamo seguire queste indicazioni senza lasciarci scoraggiare dall’atteggiamento “contraddittorio” di tali esperti (che sanno, ma non fanno).
7.La certezza di aver trovato la META o di esserci volta per volta avvicinati è la GIOIA profonda che ci invade. E’ il momento di PROSTRARSI e ADORARE il Signore incontrato, senza timore di aver sbagliato obiettivo solo x’ questo è ancora bambino, realtà iniziale che deve crescere e manifestarsi pienamente x quello che è.
8.Doniamogli quello che abbiamo di più prezioso: la nostra vita, i nostri sogni, il nostro impegno a costruire quella realtà di pace e comunione che dà senso alla nostra vita nel modo che ci viene indicato (nel sacerdozio, nel matrimonio, nell’impegno in parrocchia e nella società...) senza temere di dover “pagare” queste scelte (la mirra è ad esempio il simbolo della sofferenza che questo Dio-bambino dovrà affrontare).
9.“Per un’altra strada fecero ritorno”: la nostra vita deve cambiare nell’incontro con il Signore. Anche il nostro tornare nelle nostre case deve essere differente, trovarci arricchiti, pronti a rinnovare la speranza che è in noi, a rinnovare le relazioni che ci uniscono o che ci hanno diviso, pronti a testimoniare la possibilità di una vita migliore.
10. Il RISCHIO inverso è quello di scegliere la strada di ERODE e del suo entourage: quella di difendere il nostro piccolo potere, i nostri egoismi e attaccamenti, di sentire il Signore come una minaccia, di RIMANERE FERMI nelle nostre posizioni, di conoscere la Scrittura e il volere di Dio, ma di non far nulla per seguirli, di rimanere nell’OSCURITA’ di una vita meschina e falsa.

venerdì 16 dicembre 2011

Lc 1,26-38

IV Domenica di Avvento - Anno B

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

Ermes Ronchi: L'annunciazione si apre con l'elenco di sette nomi propri di luoghi e persone (Gabriele, Dio, Galilea, Nazaret, Maria, Giuseppe, Davide) per indicare, attraverso il numero sette che simboleggia la pienezza, la totalità della vita. Non ai margini, ma al centro della vita Dio viene, come evento e non come teoria. Un giorno qualunque, un luogo qualunque, una giovane donna qualunque: il primo affacciarsi del Vangelo è un annuncio consegnato in una casa. Al tempio Dio preferisce la casa. È bello pensare che Dio ti sfiora non solo nelle liturgie solenni delle chiese, ma anche - e soprattutto - nella vita quotidiana. Nella casa Dio ti sfiora, ti tocca, lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacrime o quando dici a chi ami le parole più belle che sai. La prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, ma: Chaîre, sii lieta, gioisci, rallegrati! Non ordina: fa' questo o quello, inginocchiati, vai, prega... Ma semplicemente, prima ancora di ogni risposta: gioisci, apriti alla gioia, come una porta si spalanca al sole. Dio parla il linguaggio della gioia per questo seduce ancora. E subito aggiunge il perché della gioia: piena di grazia, riempita di tenerezza, di simpatia, d'amore, della vita stessa di Dio. Il nome di Maria è «amata per sempre». Il suo ruolo è ricordare quest'amore che dà gioia e che è per tutti. Tutti, come lei, amati per sempre. Maria fu molto turbata. Allora l'angelo le disse: Non temere, Maria. Non temere se Dio non sceglie la potenza, non temere, l'umiltà di Dio, così lontana dalla luci della scena, dai riflettori, dai palazzi; non temere questo Dio bambino che farà dei poveri i principi del suo regno. Non temere l'amore. Ecco concepirai e darai alla luce un Figlio, che sarà Figlio di Dio. La risposta di Maria non è un "sì" immediato, ma una domanda: come è possibile? Porre domande a Dio non è mancanza di fede, è stare davanti a Lui con tutta la dignità di creatura, con maturità e consapevolezza, usare tutta l'intelligenza e dopo accettare il mistero. Solo allora il "sì" è maturo e creativo, potente e profetico: eccomi sono la serva del Signore. Serva è parola biblica che non ha niente di passivo, non evoca sottomissione remissiva; serva del re è la prima dopo il re, è colei che collabora, con-creatrice con il creatore. E l'angelo partì da lei. Un inedito: per la prima volta in tutta la Bibbia è ad una creatura della terra, ad una donna, che spetta l'ultima parola nel dialogo tra il cielo e la terra: nuova dignità della creatura umana. La tua prima parola, Maria, / ti chiediamo di accogliere in cuore: / come sia possibile ancora /concepire pur noi il suo Verbo (Turoldo).

Io: Questa IV domenica di Avvento, vicinissima al Natale, è dominata dall’immagine di Maria. Essa rappresenta la Chiesa che accoglie la Parola del suo Salvatore che vuol farsi carne in lei. Si realizza così l’antica profezia fatta a Davide: Dio stesso si costruisce il Tempio per abitare in mezzo a noi (1L) e “realizzare la nostra salvezza” (2L). Questo Tempio è il cor­po di Maria, è la Chiesa di oggi, in cui siamo noi chiamati ad accogliere e donare al mondo la Parola fatta carne.
Come tutti gli abitanti della Palestina, Maria era in attesa del Messia promesso, un’attesa vecchia di secoli,ma non dimenticata. Sarà lei a ricevere il Figlio, sarà lei a mostrarlo, sarà lei a offrirlo.Tale promessa si fonda anche sulla “profezia di Natan” ascoltata nella 1L. Mille anni prima della nascita di Gesù, il re Davide era al massimo della sua potenza, e decise di costruire un grande Tempio, in cui Dio fosse presen­te tra il suo popolo. Ma, attraverso un profeta, Dio gli mandò a dire che que­sta grande opera sarebbe stata realizzata da Dio stesso. (Non siamo noi a ospitare Dio, è lui che opera per noi). Dio aggiunge una promessa: renderà la discendenza di Davide salda per sempre.
C’è un progetto di Dio che l’uomo può ostacolare, rallentare, ma non cancellare: questo progetto Paolo lo chiama MISTERO, incomprensibile, oscuro, ma ora rivelato e comunque contenuto nella Scrittura e pian piano manifestato nella storia, unico luogo della manifestazione di Dio.Dai grandiosi palazzi governativi di Gerusalemme (1L), la scena passa all’umile casa dell’umile villaggio di Nazareth alla giovane e insignificante ragazza Maria: siamo condotti da Dio ad un contesto feriale, ordinario, non certo glorioso. Eppure qui avviene un incontro inatteso, dal quale il destino del mondo verrà modificato.
E’ nella nostra quotidianità che deve avvenire l’incontro col Signore: qui, oggi. E con Maria siamo anche noi chiamati a dire SI, ECCOMI, SONO AL SERVIZIO DEL SIGNORE CHE MI CHIAMA.Dobbiamo fare uno sforzo per metterci nei panni di quella ragazza e per togliere al racconto quell’aureola di semplice accondiscendenza, di favola edificante. Maria è vicina a noi: è una ragazza con i suoi piccoli sogni, con la sua fede, con i suoi limiti.
L’Angelo entra da lei, ma può anche essere tradotto: entra in lei. E’ un incontro spirituale di difficile descrizione. Il mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo non si può spiegare. La cosa importante è che lascia il segno. E che entra nella sua e nella nostra casa: nella nostra vita quotidiana, anche lontano dalla nostra Chiesa.GIOISCI-RALLEGRATI: è la prima comunicazione dell’Angelo: Dio vuole che ciascuno di noi sia contento, che l’uomo gioisca: la gioia è segno di pienezza di vita. Per Maria motivo di gioia è l’amore che Dio ha per lei: è la piena di grazia, cioè colei che ha fatto spazio a Dio e che Dio ha riempito con il suo amore, con la sua presenza. Amata per sempre.
Il Signore è con te: sempre, ovunque, il Signore sta dalla tua parte, ti vuole bene, vuole il tuo bene, la tua felicità.Non siamo noi i PROTAGONISTI: è Dio che chiama, Dio che compie, Dio che guida: ma noi dobbiamo ACCOGLIERE, COLLABORARE (Dio tutto può, ma nulla fa senza o contro la collaborazione dell’uomo).
Il nostro TURBAMENTO, la nostra PAURA spesso nasce da un atto di superbia: devo fare tutto io?! Temiamo di non essere all’altezza delle situazioni in cui ci troviamo: ma dobbiamo fare davvero tutto noi? E Dio?La differenza tra Davide e Maria è che il primo vuole fare qualcosa per Dio, Maria lascia che Dio faccia tutto per lei e per noi. La fede sta tutta qui (e non è poco): mettere da parte i nostri progetti, anche i più nobili e santi e permettere a Dio di essere Dio, perché lui faccia grandi cose.
E le cose annunciate dall’angelo sono incomprensibili oltre che enormi: Dio, il grande, l’onnipotente che genera in lei un Figlio, SUO figlio (opera dello Spirito Santo[1]: nato dall’incontro fecondo tra Dio e l’umanità), il Messia atteso, la realizzazione della profezia di Natan fatta a Davide (1L). Lo chiamerà Gesù: Dio salva (da cosa? Dal peccato, dalla di-sperazione, dalla mancanza di senso, di gioia…).Non solo: tutto ciò comporta per Maria un RISCHIO non indifferente: quello di perdere il promesso sposo, di essere considerata ragazza-madre, di essere scacciata come adultera. Tutti i suoi progetti (piccoli come i nostri) sono in pericolo. Maria si fida: sono al suo servizio, Lui mi indicherà la strada. Si sente amata, ama Dio: qui trova la forza per dare il suo si, per rispondere come prima di lei hanno fatto i grandi profeti: eccomi.
Anche a noi è richiesto il nostro ECCOMI: ci sto, non scappo, non cerco vie di fuga (neanche in progetti futuri fantasiosi): accetto questa situazione, i miei limiti, la ferialità della vita.Dio non mi chiede di rinunciare ai sogni (anzi, offre a Maria dimensioni future ben più ampie di quelle che lei si potesse immaginare), ma ai MIEI sogni, al fatto che siano solo miei e siano fonte di frustrazioni perché sempre lontani dal realizzarsi.
Dio offre dei SEGNI (a Maria la gravidanza impossibile di Elisabetta): “il segno aiuta a credere, sostiene la fede, ma non dispensa dalla necessità di credere. Infatti, Maria darà il suo assenso al progetto che le viene proposto prima di andare a verificare l’esattezza del segno che le è stato dato” (D.Scaiola).“Nulla è impossibile a Dio”: questa è la misura della fede proposta dall’Angelo. E con linguaggio biblico risponde alla sua comprensibile obiezione (“Come è possibile? Non conosco uomo! Sono vergine!) dicendo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”, rimanda cioè a quanto avveniva per l’arca dell’alleanza, segno efficace della presenza di Dio in mezzo a Israele. Maria è, dunque, vista come il nuovo tempio perché il suo grembo ospiterà il Figlio di Dio.
Ed è Figlio di Dio realmente e non per adozione: “Se Gesù risultasse dall’amore di Giuseppe e Maria, per quanto grande e santificato fosse questo amore, il frutto sarebbe stato unicamente umano…Gesù sarebbe reso figlio da Dio solo per adozione…In nessun modo saremmo davanti al mistero che la Scrittura rivela e la fede confessa: quello del Figlio effettivo di Dio fatto uomo per l’Incarnazione” (G:Martelet).Ma al momento il dato più rilevante rimane questo: Dio si è scelto la DIMORA , Maria. E’ lei che si fa tabernacolo, casa accogliente ed è con lei che siamo chiamati a farci dimora anche noi di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi e, attraverso di noi, in questa società che ha sempre più bisogno di Lui.Vergine santa, insegnaci a scoprire nella tua vita i gesti e le parole che dobbiamo imparare per essere più simili a Gesù.
Insegnaci come si fa ad avere le mani sempre pronte al servizio;ad avere gli occhi aperti alle necessità dei fratelli;
ad avere il cuore che ama senza distinzione.Aiutaci ad essere persone limpide e serene, silenziose e laboriose, ricche dei tuoi esempi,
capaci di ascoltare il Signore che ci parla e ci suggerisce i progetti più belli per una vita più vera.
Così, tutti nella piena comunione torneremo ad amare con te,il silenzio e la preghiera, che ci aiuta a dire ogni giorno come te:
“Ciò che Tu vuoi, Signore, si compia in me”.
VEDI ANCHE: http://sangabriele.myblog.it/
e il VIDEO-VANGELO commentato dal Vescovo Monari di Brescia: http://www.cercoiltuovolto.it/wp/video/video-vang... RISONANZE:
“La terra Santa è segnata da due laghi. Il primo è quello di Tiberiade che riceve acqua e dona acqua attraverso il Giordano. Il secondo, invece, riceve soltanto, accumula e nulla dà ed è per questo che si chiama mar Morto” (dalla tradizione ebraica).
“Madre di Dio che in te è Dio diventato bambino, madre di tutto il creato: madre del bimbo che in te si è incarnato, madre dell’infinito generato. Madre di ogni principio, incominciato il giorno in cui il principio è penetrato in te che ogni principio hai abbracciato… Madre di ogni secondo illuminato, madre del nuovo corso inaugurato in te, per te cresciuto ed educato al mondo, madre dell’inaspettato disegno da te sul mondo intero riversato…” (Aldo Nove).
“Chi ha imparato ad avere fiducia non trema, ha il coraggio di darsi da fare, di protestare quando viene detto qualcosa di spregevole, di cattivo, di distruttivo. E soprattutto ha il coraggio di dire “si” quando si ha bisogno di lui” (C.M.Martini).
Non essere amati è una sfortuna, non saper amare è una tragedia (A. Camus)
[1] E’ lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio che genera, dà vita, abita, agisce. Maria in fondo non deve fare niente, se non lasciare agire lo Spirito. “Se Gesù risultasse dall’amore di Giuseppe e Maria, per quanto grande e santificato fosse questo amore, il frutto sarebbe stato unicamente umano…Gesù sarebbe reso figlio da Dio solo per adozione…In nessun modo saremmo davanti al mistero che la Scrittura rivela e la fede confessa: quello del Figlio effettivo di Dio fatto uomo per l’Incarnazione” (G:Martelet). Si cadrebbe così nell’eresia antica dell’adozionismo per la quale Cristo sarebbe un figlio tra i figli adottivi di Dio, sia pure con un rilievo maggiore. Cristo sarebbe, sì, nostro fratello, ma con tutti i limiti della nostra realtà, senza la possibilità di trascendere e salvare la nostra condizione.