mercoledì 27 febbraio 2013

Luca 13, 1-9: III domenica di Quaresima (anno C)

III Domenica di Quaresima Anno C

(...) Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”». (...)

Ermes Ronchi:
Che colpa avevano i diciotto uccisi dal crollo della torre di Siloe? E le vittime di terremoti, incidenti, malattie, sono forse più peccatori degli altri? La risposta di Gesù è netta: Non c'è rapporto alcuno tra colpa e disgrazia, tra peccato e sventura. Dice invece: Se non vi convertirete, perirete tutti. Nessuno si salva da solo. È tutta una società che si deve salvare insieme. Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi, bisogna riconoscere che è tutto un mondo che non va.
O ci salviamo tutti o periamo tutti: mai come oggi sentiamo attuale questo appello accorato di Gesù. Mai come oggi capiamo che tutto nell'universo è in stretta connessione: se ci sono milioni di poveri senza dignità né istruzione, sarà tutto il mondo ad essere privato del loro contributo; se la natura è sofferente, soffre e muore anche l'uomo.
Dobbiamo fondare vita e società su altre fondamenta che non siano la disonestà e la corruzione, la violenza del più forte, la prepotenza del più ricco. Convertirci al comando nuovo e ultimo di Gesù: «amatevi!» Amatevi, altrimenti vi distruggerete. Il vangelo è tutto qui. Senza, non ci sarà futuro. Alla serietà di queste parole fa da contrappunto la fiducia della piccola parabola del fico: il padrone pretende frutti, non li ha da 3 anni, farà tagliare l'albero. Invece il contadino sapiente, con il cuore nel futuro, dice: «ancora un anno di cure e gusteremo il frutto».

mercoledì 20 febbraio 2013

Luca 9,28-36: II domenica di Quaresima (C)

II Domenica di Quaresima, Anno C

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. (...)
> Dal deserto alla montagna, dalle tentazioni alla trasfigurazione, dall’esperienza del diavolo all’esperienza di Dio… Dagli abissi della nostra umanità (dove la tentazione è vinta con la FEDE, con l’ancorarsi alla volontà di Dio) alle alte vette della montagna dove poter guardare con SPERANZA in alto e in avanti.
Nella II tappa del cammino quaresimale Gesù ci porta con lui (così come ha fatto con Pietro, Giovanni e Giacomo) in montagna PER PREGARE. E’ una costante dell’evangelista Luca quella di presentarci Gesù in preghiera, in comunione piena e continua con il Padre. Probabilmente questa volta ha passato la nottata in preghiera e i suoi discepoli si sono addormentati, OPPRESSI dal sonno.

mercoledì 13 febbraio 2013

Luca 4,1-13: I di Quaresima (anno C)

I Domenica di Quaresima Anno C

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l'uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». (...)
Gesù, iniziando il suo cammino nel mondo (dopo il Battesimo è questo il primo atto e il primo luogo verso cui lo Spirito lo conduce) e noi, iniziando un nuovo periodo quaresimale, ci mostra un'altra LOTTA SPIRITUALE che tutti, lui compreso, siamo chiamati continuamente a combattere: quella con NOI STESSI, con la nostra coscienza, con il Demonio che, continuamente, cerca di mettere dentro di noi tanti DUBBI su Dio, sulla sua bontà, sulla sua esistenza e cerca di DIVIDERCI da Lui e dagli altri.

giovedì 7 febbraio 2013

Luca 5, 1-11: V domenica del tempo ordianario, anno C

V Domenica Tempo ordinario Anno C

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda (...) Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano (...)

Ermes Ronchi:
Quattro pescatori sono lanciati in un'avventura più grande di loro: pescare per la vita. Pescare produce la morte dei pesci. Ma per gli uomini non è così: pescare significa «catturare vivi», è il verbo usato nella Bibbia per indicare coloro che in una battaglia sono salvati dalla morte e lasciati in vita (Gs 2,13; 6,25. 2 Sam 8,2). Nella battaglia per la vita l'uomo sarà salvato, protetto dall'abisso dove rischia di cadere, portato alla luce.
«Sarai pescatore di uomini»: li raccoglierai da quel fondo dove credono di vivere e non vivono; mostrerai loro che sono fatti per un altro respiro, un altro cielo, un'altra vita! Raccoglierai per la vita.
Gesù sale anche sulla mia barca, non importa se è vuota e l'ho tirata in secco, e dice anche a me: Vuoi mettere a disposizione la tua barca, la barca della tua vita? c'è una missione per te. Quella stessa di Pietro, che è per tutti, non solo per preti o suore: se pescare non significa dare la morte, ma portare a vivere meglio, con più respiro e luce, portare a galla la persona da quel fondo limaccioso, triste, senza speranza, in cui vive, allora in questa nostra «epoca delle passioni tristi» un grande lavoro è da compiere. Non noi però, ma lo Spirito di Dio.

giovedì 31 gennaio 2013

Luca 4,21-30: IV domenica del tempo ordinario (anno C)


IV Domenica
Tempo Ordinario-Anno C

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria (...)».
Vedi anche: http://labibbiaelavita.blogspot.it/search/label/Lc.04.21-30
 
Ermes Ronchi: Gesù ha presentato il suo programma per un mondo senza più disperati, poveri, ciechi, oppressi, la sua strada per la pienezza dell'umano, e tutti nella sinagoga di Nazaret capiscono di aver ascoltato parole nuove, che fanno bene, parole di grazia!Ma l'entusiasmo passa in fretta, i compaesani hanno già catalogato Gesù, non è costui il figlio di Giuseppe? L'hanno chiuso nelle loro categorie, e non si aprono alla sorpresa.
Ma la vita si spegne quando muoiono le attese. È ciò che accade nelle famiglie, tra gli sposi, tra genitori e figli, tra amici. L'abitudine spegne il mistero e la sorpresa, e l'altro invece di essere una finestra di cielo, una benedizione che cammina, è solo il figlio di Giuseppe, o il falegname, l'idraulico, il postino, la maestra... Dico di conoscerlo, ma cosa so del mistero di quella persona? Per che cosa batte il suo cuore, cosa lo fa soffrire, cosa lo fa felice, per quali persone spera e trema?...
E poi, ancora più importante, so lasciarmi sfiorare almeno dal pensiero enorme che quella persona che conosco così bene ha in se un pezzetto di Dio, una profezia? C'è profezia nel quotidiano, profezia di casa mia, che come gli abitanti di Nazaret non riusciamo a vedere: «Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui!». Non ci bastano belle parole. E Gesù risponde raccontando un Dio che protegge la vedova straniera di Sarepta, che guarisce il lebbroso di Siria, un generale nemico. Che non ha patria se non il mondo, che non ha casa se non il dolore dell'uomo.
Dice ai suoi compaesani: voi non cercate Dio, ma solo i suoi vantaggi.
Adorano un Dio sbagliato e la loro fede sbagliata genera il più sbagliato degli istinti: un istinto di morte. Vogliono uccidere Gesù, ma lui passa in mezzo a loro si mette in cammino. Un finale a sorpresa. Anche nelle situazioni senza uscita, sul ciglio del monte con una folla che urla, accade qualcosa di incongruo, come sempre negli interventi di Dio, un punto bianco, un improvviso vuoto, un "ma": ma egli passando in mezzo a loro si mise in cammino. Non fugge, non si nasconde, non si arrende, ma passa in mezzo a loro, a portata di quella furia, attraversa la violenza e si rimette in cammino dietro al suo ideale. Per una Nazaret che si chiude cento altri villaggi gli apriranno le porte.
Perché si può ostacolare la profezia, ma non ucciderla. La sua vitalità è incontenibile perché viene da Dio.
Anche la nostra Chiesa e il nostro Paese oggi traboccano di mistici, profeti, sognatori, coraggiosi. Quello che manca sono gli ascoltatori. Manchiamo noi che non sappiamo vedere l'infinito all'angolo della strada, il mistero rannicchiato sulla soglia della nostra casa.
(Letture: Geremia 1,4-5.17-19; Salmo 70; 1 Corinzi 12,31-13,13; Luca 4,21-30).

mercoledì 30 gennaio 2013

Perché non invochiamo Dio come “Madre nostra”?

La Bibbia usa infatti anche l'immagine della madre quando parla di Dio

di Mirko Testa, 30.1.13, http://www.aleteia.org/it/article/perché-non-invochiamo-dio-come-“madre-nostra”

«È Gesù ad insegnarci la paternità di Dio»

Che cosa vuol dire per noi chiamare Dio nostro Padre? Ce lo spiega Benedetto XVI in una udienza generale prendendo spunto dalle Lettere di San Paolo.
 
1) La Chiesa da sempre si rivolge a Dio utilizzando il titolo di “Padre”, così come insegnato da Gesù. La concezione di Dio come Padre era stata già delineata nell’Antico Testamento. Ma è stato Gesù a confermare ed evidenziare questa concezione, manifestandosi come “figlio” e offrendosi come unica via per giungere al Padre. E ancora: è stato Gesù a rivolgersi in modo affettuoso a Dio con una parola aramaica, “Abbà”, che si può tradurre con “papà” oppure "babbo". Ed è sempre Gesù ad affidare ai suoi discepoli la preghiera del Padre Nostro tramandataci sia dal Vangelo di Luca (11,2-4) che da quello di Matteo (6,9-13), anche se la tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di quest'ultimo.
Se prendiamo in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica, leggiamo all'articolo 239 che “chiamando Dio con il nome di 'Padre', il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli”.

LINK:

La “paternità” di Dio nell'Antico Testamento
2) E' vero anche, però, che la Bibbia spesso rappresenta Dio con immagini femminili, come segno del suo amore spontaneo, istintivo e assoluto.

sabato 26 gennaio 2013

DEI VERBUM: la Parola di Dio, fede nel Dio che parla


Schema:

1.      Informazioni e introduzione alla Dei Verbum

2.      Grande linee di avvicinamento cattolico alla Parola di Dio

3.      Verbum Domini (schema)

4.      Atto di fiducia in Dio che parla: il CREDO.
 

I. ALCUNE INFORMAZIONI E INTRODUZIONE ALLA DEI VERBUM: 

La Dei Verbum (in lingua italiana Parola di Dio, spesso abbreviata come DV) è una costituzione dogmatica emanata dal Concilio Vaticano II riguardante la «Divina Rivelazione» e la Sacra Scrittura. Fu promulgata da Papa Paolo VI il 18 novembre 1965, in seguito all'approvazione dei vescovi riuniti in assemblea con 2.344 voti favorevoli e 6 contrari.

Il titolo è un rimando sia alle Sacre Scritture (letteralmente, la «Parola di Dio»), sia allo stesso Gesù Cristo (il Verbo di Dio) ed è tratto dall'incipit del documento, com'è consuetudine nei più importanti documenti ufficiali della Chiesa cattolica. 

Le tre tematiche essenziali:

1.      Relazione tra Scrittura e Tradizione

2.      Ispirazione e Interpretazione della Sacra Scrittura

3.      Antico e Nuovo Testamento, in particolare sui Vangeli 

Struttura della Dei Verbum