venerdì 27 gennaio 2012

Marco 1, 21-28: Gesù insegna con autorevolezza, libera e guarisce

IV domenica Tempo Ordinario -Anno B

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. (...). Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Ermes Ronchi:
Come la gente di Cafarnao, anche noi ci incantiamo ogni volta che abbiamo la ventura di incontrare qualcuno con parole che trasmettono la sapienza del vivere, una sapienza sulla vita e sulla morte, sull'amore, sulla paura e sulla gioia. Che aiutano a vivere meglio. Di fatto, sono autorevoli soltanto le parole che accrescono la vita. Gesù insegnava come uno che ha autorità. Ha autorità chi non soltanto annuncia la buona notizia, ma la fa accadere. Lo vediamo dal seguito del racconto: C'era là un uomo posseduto da uno spirito impuro. La buona notizia è un Dio che libera la vita. Gesù ha autorità perché si misura con i nostri problemi di fondo, e il primo di tutti i problemi è «l'uomo posseduto», l'uomo che non è libero.
Volesse il cielo che tutti i cristiani fossero autorevoli... E il mezzo c'è: si tratta non di dire il Vangelo, ma di fare il Vangelo, non di predicare ma di diventare Vangelo, tutt'uno con ciò che annunci: una buona notizia che libera la vita, fa vivere meglio, dove nominare Dio equivale a confortare la vita.
Mi ha sempre colpito l'espressione dell'uomo posseduto: che c'è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l'uomo, a demolire ciò che lo imprigiona, è venuto a portare spada e fuoco, a rovinare tutto ciò che non è amore. Per edificare il suo Regno deve mandare in rovina il regno ingannatore degli uomini genuflessi davanti agli idoli impuri: potere, denaro, successo, paure, depressioni, egoismi. È a questi desideri sbagliati, padroni del cuore, che Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui. Tace e se ne va questo mondo sbagliato.
Questo Vangelo mi aiuta a valutare la serietà del mio cristianesimo da due criteri: se come Gesù, mi oppongo al male dell'uomo, in tutte le sue forme; se come lui porto aria di libertà, una briciola di liberazione da ciò che ci reprime dentro, da ciò che soffoca la nostra umanità, da tutte le maschere e le paure. Un verso bellissimo di Padre Turoldo dice: Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Impossibile amarti impunemente. Dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore, impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita! Impossibile amarti e non cambiare vita e non gettare dalle braccia il vuoto e non accrescere gli orizzonti che respiriamo. (Letture: Deuteronòmio 18, 15-20; Salmo 94; 1Corinzi 7, 32-35; Marco 1, 21-28).

Altro:
Cosa significa che il regno di Dio è iniziato con la sua parola e la sua opera? Cosa significa SEGUIRLO? Significa riconoscere il valore stupefacente del suo insegnamento e della liberazione dal male e della guarigione da lui apportata. Gesù parla del Regno agendo secondo la sua logica di liberazione e di guarigione.
Ci troviamo a Cafarnao, in una giornata tipo di Gesù.
Gesù entra nel giorno di sabato nella sinagoga, nel luogo della pre­ghiera, e si mette ad insegnare, come ogni domenica continua ad inse­gnare nel luogo dove la comunità cristiana si riunisce per la Liturgia Eucaristica.
L'insegnamento di Gesù provoca reazioni di stupore, perché sempre il Vangelo suscita stupore in chi lo ascolta con il cuore e non distrattamente. L'autorevolezza di Gesù è quella di una parola che tocca il cuore e suscita domande, non come quelle parole che talvolta si pronunciano, e che non interro­gano nessuno, perché sono o troppo teoriche o troppo banali.
La sua parola suscita una reazione persino in un uomo posseduto da uno “spirito immondo”, immagine di tutto ciò che in noi rifiuta Dio, si sente minacciato da Lui, si oppone alla sua parola.
L'impurità di quell'uomo indica lontananza da Dio, che è il puro e il santo per eccellenza. Ma Gesù non lo disprezza, non lo allontana. Non si arrabbia anche quando viene offeso da quell'uomo. Egli capisce che le sue parole violente esprimono paura, lacerazione interiore, incapacità a liberarsi da solo dallo spirito del male (che lo possiede: non lo lascia libero).
Anzi Gesù coglie in esse una domanda di guarigione. «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?, grida con violenza quell'uomo, sentendosi minacciato da Gesù e dal suo insegnamento. Sì, il bene eccessivo appare una minaccia per chi è abituato al male fino ad esserne posseduto. Quanta ironia in questa pagina del Vangelo: uno spirito impuro, sentendosi minacciato, riconosce in Gesù il Santo di Dio, mentre quelli che stanno attorno a lui, convinti di conoscerlo, a contatto della sua figura santa, non sanno riconoscerlo. Così avviene spesso anche nella vita dei cristiani, che si abituano a vivere con Gesù senza però riconoscerne la forza di amore e di guarigione.
Gesù ordina allo spirito impuro di uscire da quel corpo, tutto sommato incolpevole. L'autorità di Gesù vince il male, vince la terribile frattura che sconquassa quell'uomo. Gesù lotta autorevolmente contro il male, non si lascia intimorire da esso, comanda che la vita di Dio entri nelle strutture vitali, nel corpo, nella mente, nel cuore, nelle viscere degli uomini incate­nate dal male, un male tanto forte da spaccare, lacerare l'uomo. «Taci! Esci», egli dice. Taci! — quasi che il male stesso parli attraverso l'uomo. E poi: «esci»!, quasi a dire che questo spazio non è tuo; nella vita di quest'uo­mo hai preso troppo spazio; esci e lascia il posto di Dio.
«Tutti furono presi da timore» di fronte a Gesù che è venuto proprio per rendere possibile a tutti l'incontro con Dio, che è perdono e guari­gione. Per questo Gesù, subito dopo aver chiamato i discepoli, incontra i malati e tra essi per primi gli indemoniati. Il Regno di Dio comincia a realizzarsi nel fare posto a Dio nella vita degli uomini, nello scacciare il male perché il bene penetri dovunque senza resistenze.
Gli uomini sono scossi, si meravigliano, cosicché alcuni saltano nella fede, mentre altri si trincerano in un atteggiamento difensivo, ostile. Lo stupore è ambivalente e, solo, non basta per compiere il salto della fede.
Gesù è davvero il profeta annunciato a Mosè nel libro del Deuteronomio. Proprio a lui Dio ha «messo in bocca le sue parole», perché possano liberare il mondo dal male. Il regno di Dio ha preso avvio e continua a manifestarsi ogni volta che viene comu-nicato il Vangelo di Gesù. Forse non si è sempre consapevoli della forza di bene che il Signore ha posto nelle mani dei suoi discepoli. Per questo si vive in modo rassegnato e pessimista, come se il male fosse così forte da non poter essere sconfitto. Forse, come avverte l'apostolo Paolo, siamo troppo presi dalle preoccupazioni quotidiane, che ci assillano, e non poniamo mente e cuore alla forza del Vangelo del regno. Dimentichiamo che essere sposati o celibi è solo un modo diverso per vivere il Vangelo, ovvero per trovare in Dio la felicità che tutti aneliamo. Non assillarci per le incombenze pratiche e quotidiane ci può sicuramente aiutare ad affrontarle con maggior forza e serenità. Confidando non nella nostra misera forza (e per questo ci attacchiamo al denaro e al potere: perché pensiamo che ci diano forza), ma nell’aiuto che viene dal Signore.

giovedì 19 gennaio 2012

Marco 1, 14-20: I PRIMI DISCEPOLI

III domenica Tempo ordinario Anno B

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (...)

Silvano Fausti:
http://www.linkiesta.it/inizio-vangelo-gesu

Io:
Gesù ci chiama, ci coinvolge, ci invita a qualcosa di grande. E se domenica scorsa era Giovanni il tramite per seguire Gesù (e così ogni persona che ci indica Gesù che passa nella nostra vita) ora è Gesù stesso a prendere l'iniziativa (Lui che passando vede, che ci interpella nelle vita quotidiana, negli ambienti "profani" della nostra vita di tutti i giorni).
Gesù chiama a seguirlo!
- Chi? TUTTI! Per ciascuno ha un progetto particolare, unico, irripetibile, grande.
- Come? Ci parla/chiama attraverso gli altri (i nostri "angeli"= messaggeri: famiglia, preti, amici, passanti...), attraverso la preghiera e la vita sacramentale, attraverso la Scrittura (ascoltata e vissuta), amando gli altri...
- Quando? ORA! "Il TEMPO E' COMPIUTO"

Ermes Ronchi:
Il tempo è compiuto, come quando si compiono per una donna i giorni del parto. E nasce, viene alla luce il Regno di Dio.
Gesù non spiega il Regno, lo mostra con il suo primo agire: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall'esclusione. Il Regno è guarigione dal male di vivere, fioritura della vita in tutte le sue forme.
A questo movimento discendente, di pura grazia, Gesù chiede una risposta: convertitevi e credete nel Vangelo. Immagino la conversione come il moto del girasole, che alza la corolla ogni mattino all'arrivo del sole, che si muove verso la luce: «giratevi verso la luce perché la luce è già qui». Credere nel Vangelo è un atto che posso compiere ogni mattino, ad ogni risveglio. Fare memoria di una bella notizia: Dio è più vicino oggi di ieri, è all'opera nel mondo, lo sta trasformando. E costruire la giornata non tenendo gli occhi bassi, chini sui problemi da affrontare, ma alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice: sono con te, non ti lascio più, ti voglio bene. Credete nel Vangelo. Non al Vangelo ma nel Vangelo. Non solo ritenerlo vero, ma entrate e buttarsi dentro, costruirvi sopra la vita, con una fiducia che non darò più a nient'altro e a nessun altro.
Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide… Gesù vede Simone e in lui intuisce la Roccia. Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d'amore. Un giorno guarderà l'adultera e in lei vedrà la donna capace di amare bene. Il suo sguardo è creatore. Il maestro guarda anche me, e nonostante i miei inverni vede grano che germina, una generosità che non sapevo di avere, capacità che non conoscevo.
Seguitemi, venite dietro a me. Non si dilunga in spiegazioni o motivazioni, perché il motivo è lui, che ti mette il Regno appena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita, un po' illogica: Vi farò pescatori di uomini. Come se dicesse: «vi farò cercatori di tesori». Mio e vostro tesoro è l'uomo. Li tirerete fuori dall'oscurità, come pesci da sotto la superficie delle acque, come neonati dalle acque materne, come tesoro dissepolto dal campo. Li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Mostrerete che l'uomo, pur con la sua pesantezza, è fatto per un'altra respirazione, un'altra aria, un'altra luce. Venite dietro a me, andate verso gli uomini. Avere passione per Cristo, che passa e si lascia dietro larghi sorsi di vita; avere passione per l'uomo e dilatare gli spazi che respira.

sabato 7 gennaio 2012

Mc 1,7-11: BATTESIMO del Signore

BATTESIMO del SIGNORE/Anno B

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Io: Festa del Battesimo come festa che conclude il tempo delle manifestazioni.
* Termina oggi con la festa del Battesimo il tempo delle manifestazioni di Gesù:
- a Natale si è manifestato ai poveri pastori;
- all’Epifania si è manifestato alle genti;
- oggi, ricevendo da Giovanni l’immersione nel Giordano, egli si manifesta al popolo di Israele.
* Il Battesimo inaugura il tempo in cui Gesù, uomo maturo, entra sulla scena pubblica, scende in campo si potrebbe dire con un linguaggio più moderno e meno ispirato: è il momento del discorso programmatico, eppure la prima cosa che egli fa non è mostrarsi protagonista di gesti straordinari né di un insegnamento, bensì mostrarsi come un uomo pienamente solidale con i peccatori.
* il cammino intrapreso da Gesù è segnato dall’abbassamento, dall’umiltà, dalla misericordia per gli uomini, ed è così che egli ci parla di Dio.

Il senso del Battesimo di Gesù
* L’episodio del Battesimo di Gesù non descrive il sacramento che noi riceviamo (che verrà istituito da Gesù Risorto come mandato ai suoi discepoli di battezzare tutti nel nome della Trinità, cioè di IMMERGERE, inserire ogni uomo nella realtà trinitaria, renderci FIGLI nel figlio, condividendo la sua morte e resurrezione).
* Il battesimo di Gesù è la sua presentazione, manifestazione (=EPIFANIA) al popolo di Dio, presentazione che troverà compimento sulla croce e nella pasqua (non c’è amore più grande di chi da la vita per i suoi amici).
* perché Gesù vuole ricevere il battesimo? come la gente che va da Giovanni a farsi battezzare (soprattutto pubblici peccatori: pubblicani e prostitute), vuole cambiare la sua vita, dare un taglio al passato e cominciare un modo nuovo di vivere, diverso da prima. Il battesimo nell’acqua del Giordano è il segno per dire a tutti questo impegno che ogni persona prende con se stessa e con Dio.
* Sappiamo che Gesù non ha bisogno di lasciarsi alle spalle il male e il peccato, però sappiamo anche che da questo momento in poi, anche Gesù cambia la sua vita!Per 30 anni, nessuno ha saputo granché di lui: lo conoscono solo i suoi parenti e la gente di Nazareth. Ha trascorso una vita normalissima, una vita come tante, senza che lasciasse capire che era il Figlio di Dio, il Messia atteso da sempre. Adesso, di fronte a Giovanni Battista, sulle rive del Giordano, Gesù sa che la sua vita sta per cambiare completamente. Non più solo figlio di Maria e Giuseppe, ma Rabbi, Maestro, sulle strade di tutta la Palestina che mostra il volto del Padre suo e Padre nostro.Il battesimo che Gesù riceve da Giovanni non è per il perdono o per la rinuncia al male, ma è il segno del completo cambiamento che sta cominciando nella vita di Gesù. Perciò insiste tanto con il cugino, fino a convincerlo.* Possiamo immaginare una fila di persone che vanno da Giovanni per essere immerse nel Giordano: in quella fila si mette anche Gesù, che Giovanni ha appena definito «più forte di me, colui che battezzerà in Spirito Santo e fuoco»! Questo recarsi di Gesù da Giovanni per essere battezzato apparirà azione scandalosa persino per i primi cristiani, alcuni dei quali cercheranno di minimizzare l’evento. Eppure tutti e quattro i Vangeli ce lo testimoniano: Gesù si associa ai peccatori nel chiedere a Giovanni il Battesimo. L’altro si oppone, ma Gesù ribatte: «Lascia fare per ora!», invitandolo a compiere la volontà di Dio, la sua giustizia: e la giustizia di Dio è quella particolare coerenza con cui egli intende realizzare la sua misericordia verso i peccatori, il suo disegno universale di salvezza. Giovanni allora acconsente e si sottomette al volere di Gesù, il quale a sua volta si sottomette a lui nel Battesimo.
- Gesù realizzerà in pieno questa missione attraverso il battesimo pasquale (“C’è un battesimo che devo ricevere”) nelle acque simboliche della morte, da cui riemerge con la risurrezione. Dal suo fianco trafitto sgorgheranno acqua e sangue, cioè il battesimo e l’eucarestia, sacramenti della nuova vita. (Gv 19,34)
La festa del Battesimo del Signore conclude il tempo di Natale e dà inizio al Tempo Ordinario.
Come l’evento del Battesimo di Gesù fu l’avvio della progressiva manifestazione del suo mistero al mondo, così la festa corrispondente è il principio di quel percorso che la Chiesa ci offre ogni anno per approfondire la nostra conoscenza vitale del mistero di Cristo. È, quindi, il periodo non soltanto per smontare il presepio e togliere gli addobbi dalla chiesa e dagli altri edifici parrocchiali, ma di conoscere sempre più e sempre meglio il Signore che è nato per noi.

Proprio nel momento in cui Gesù risale da quell’acqua carica dei peccati dell’umanità, «si aprono i cieli ed egli vede lo Spirito di Dio scendere come colomba su di lui. Ed ecco una voce dal cielo: "Questi è il mio Figlio amato, nel quale ho posto la mia gioia"». Così si compiono le Scritture e la giustizia di Dio si è realizzata: Dio voleva vedere Gesù così, in mezzo ai peccatori, e in quell’atto di abbassamento voleva riempirlo di Spirito Santo. È in questa inattesa epifania che ci è dato di cogliere l’unità dell’azione di salvezza di Dio: il Padre opera attraverso il Figlio Gesù conferendogli tutta la potenza dello Spirito.
La festa del Battesimo di Gesù è anche memoria del nostro Battesimo e, nel contempo, della voce di Dio rivolta a ciascuno di noi: «Tu sei mio figlio!». Ognuno di noi è figlio di Dio, ed è causa della sua gioia se, riconoscendosi peccatore, intraprende il cammino di conversione; su ognuno di noi scende e riposa lo Spirito se sappiamo invocarlo e apprestare tutto per accoglierlo. È così che possiamo sentirci figli di Dio, capaci di gridargli «Abbà, papà amato!» e di vivere delle energie dello Spirito: energie nascoste che pure non cessano di mostrarsi efficaci nella nostra vita, energie più forti del peccato e della morte.

A. Maggi:
"subito, salendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli”. I cieli erano considerati la dimora di Dio e si credeva a quel tempo che Dio fosse talmente offeso per le malefatte e per l’infedeltà del popolo, che aveva sigillato i cieli. Non c’era più comunicazione tra Dio e gli uomini. La risposta di Dio all’impegno di Gesù è che i cieli di squarciano. Non vuol dire che si aprono, perché quello che si apre si può richiudere, ma si squarciano, si lacerano, non è più possibile ricomporli.
Attraverso Gesù la comunicazione tra Dio e gli uomini sarà continua, costante e crescente. Quindi questa è la risposta di Dio all’impegno di Gesù.
“E venne una voce dal cielo”. Una voce dal cielo, quindi una comunicazione divina, “«Tu sei il Figlio mio»”. E’ la citazione del salmo 2, della consacrazione del messia, “«l’amato»”. L’amato è il figlio che eredita tutto. Quindi Dio testimonia che in Gesù c’è tutto di lui; non si può far distinzione tra Gesù e Dio, separarli. In Gesù c’è la pienezza della divinità.
Quindi “«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio favore»”. E Dio consacra Gesù come il messia, come il liberatore atteso da Israele.

Mt 2,1-12: EPIFANIA del Signore

EPIFANIA DEL SIGNORE

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

IO: EPIFANIA: dove/come cercare Gesù che è nato?
- Siamo alla conclusione del tempo natalizio e la liturgia ci invita a fare un passo in avanti importante: G non è solo nato, ma si è MANIFESTATO, si è fatto conoscere.
- L’epifania diventa l’evento dell’INCONTRO: di Dio che in Gesù cerca l’uomo e dell’uomo che (messosi in cammino) in Gesù trova Dio.
- In queste prossime feste ricordiamo 2 momenti o modi in cui si è mostrato al mondo: attraverso la STELLA seguita dai magi (oggi) e attraverso il suo BATTESIMO (domenica prossima).
- Oggi ci è stato presentato questo racconto che ricorda un pò le FIABE, che, più che raccontarci degli eventi così come sono accaduti, vuole comunicarci un messaggio importante:
- dove e come cercare G che è nato? Il racconto dei MAGI (non maghi, ma sapienti che vengono dall’Oriente) cerca di dare una risposta e ci dice:
1.che Dio si è incarnato per tutti e tutti possono incontrarlo anche se non conoscono la nostra religione.
2.è fondamentale però GUARDARE IN ALTO ("Alza gli occhi intorno e guarda", scrive Isaia), cercare nella natura quei segni che ci parlano di Dio, ci ricordano il suo amore e la sua bellezza riflessa nel creato.
3.Occorre GUARDARE OLTRE IL PROPRIO OMBELICO, non chiudersi a riccio per le proprie paure e i propri egoismi, ma cercare oltre di noi un senso alla nostra vita, chiedere cosa Dio voglia da noi.
4.Occorre GUARDARE IL CIELO e LA NOSTRA STELLA che ci guida: affidarsi a Dio e alla luce che ci dona: capire il nostro posto nel mondo, la nostra vocazione da seguire e costruire, ciò che realmente ci risulta luminoso, bello, senza lasciarci abbagliare dalle false stelle (pensiamo alle star/stelle di Hollywood che dietro l’immagine di successo e felicità nascondono spesso una vita fallimentare, triste, inutile: ci lasciamo ingannare da queste stelle, vogliamo realmente diventare come loro?).
5.Occorre METTERSI IN CAMMINO dietro questa luce/intuizione, IN COMUNITA’, insieme ad altri che stanno seguendo le stesse indicazioni, senza paura di dover lasciare molte cose (x’ in un lungo, incerto e notturno cammino tante cose sono solo di intralcio).
6.Occorre domandare agli “esperti” che incontriamo lungo il cammino cosa ci dica Dio nella sua SCRITTURA e dobbiamo seguire queste indicazioni senza lasciarci scoraggiare dall’atteggiamento “contraddittorio” di tali esperti (che sanno, ma non fanno).
7.La certezza di aver trovato la META o di esserci volta per volta avvicinati è la GIOIA profonda che ci invade. E’ il momento di PROSTRARSI e ADORARE il Signore incontrato, senza timore di aver sbagliato obiettivo solo x’ questo è ancora bambino, realtà iniziale che deve crescere e manifestarsi pienamente x quello che è.
8.Doniamogli quello che abbiamo di più prezioso: la nostra vita, i nostri sogni, il nostro impegno a costruire quella realtà di pace e comunione che dà senso alla nostra vita nel modo che ci viene indicato (nel sacerdozio, nel matrimonio, nell’impegno in parrocchia e nella società...) senza temere di dover “pagare” queste scelte (la mirra è ad esempio il simbolo della sofferenza che questo Dio-bambino dovrà affrontare).
9.“Per un’altra strada fecero ritorno”: la nostra vita deve cambiare nell’incontro con il Signore. Anche il nostro tornare nelle nostre case deve essere differente, trovarci arricchiti, pronti a rinnovare la speranza che è in noi, a rinnovare le relazioni che ci uniscono o che ci hanno diviso, pronti a testimoniare la possibilità di una vita migliore.
10. Il RISCHIO inverso è quello di scegliere la strada di ERODE e del suo entourage: quella di difendere il nostro piccolo potere, i nostri egoismi e attaccamenti, di sentire il Signore come una minaccia, di RIMANERE FERMI nelle nostre posizioni, di conoscere la Scrittura e il volere di Dio, ma di non far nulla per seguirli, di rimanere nell’OSCURITA’ di una vita meschina e falsa.

venerdì 16 dicembre 2011

Lc 1,26-38

IV Domenica di Avvento - Anno B

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

Ermes Ronchi: L'annunciazione si apre con l'elenco di sette nomi propri di luoghi e persone (Gabriele, Dio, Galilea, Nazaret, Maria, Giuseppe, Davide) per indicare, attraverso il numero sette che simboleggia la pienezza, la totalità della vita. Non ai margini, ma al centro della vita Dio viene, come evento e non come teoria. Un giorno qualunque, un luogo qualunque, una giovane donna qualunque: il primo affacciarsi del Vangelo è un annuncio consegnato in una casa. Al tempio Dio preferisce la casa. È bello pensare che Dio ti sfiora non solo nelle liturgie solenni delle chiese, ma anche - e soprattutto - nella vita quotidiana. Nella casa Dio ti sfiora, ti tocca, lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacrime o quando dici a chi ami le parole più belle che sai. La prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, ma: Chaîre, sii lieta, gioisci, rallegrati! Non ordina: fa' questo o quello, inginocchiati, vai, prega... Ma semplicemente, prima ancora di ogni risposta: gioisci, apriti alla gioia, come una porta si spalanca al sole. Dio parla il linguaggio della gioia per questo seduce ancora. E subito aggiunge il perché della gioia: piena di grazia, riempita di tenerezza, di simpatia, d'amore, della vita stessa di Dio. Il nome di Maria è «amata per sempre». Il suo ruolo è ricordare quest'amore che dà gioia e che è per tutti. Tutti, come lei, amati per sempre. Maria fu molto turbata. Allora l'angelo le disse: Non temere, Maria. Non temere se Dio non sceglie la potenza, non temere, l'umiltà di Dio, così lontana dalla luci della scena, dai riflettori, dai palazzi; non temere questo Dio bambino che farà dei poveri i principi del suo regno. Non temere l'amore. Ecco concepirai e darai alla luce un Figlio, che sarà Figlio di Dio. La risposta di Maria non è un "sì" immediato, ma una domanda: come è possibile? Porre domande a Dio non è mancanza di fede, è stare davanti a Lui con tutta la dignità di creatura, con maturità e consapevolezza, usare tutta l'intelligenza e dopo accettare il mistero. Solo allora il "sì" è maturo e creativo, potente e profetico: eccomi sono la serva del Signore. Serva è parola biblica che non ha niente di passivo, non evoca sottomissione remissiva; serva del re è la prima dopo il re, è colei che collabora, con-creatrice con il creatore. E l'angelo partì da lei. Un inedito: per la prima volta in tutta la Bibbia è ad una creatura della terra, ad una donna, che spetta l'ultima parola nel dialogo tra il cielo e la terra: nuova dignità della creatura umana. La tua prima parola, Maria, / ti chiediamo di accogliere in cuore: / come sia possibile ancora /concepire pur noi il suo Verbo (Turoldo).

Io: Questa IV domenica di Avvento, vicinissima al Natale, è dominata dall’immagine di Maria. Essa rappresenta la Chiesa che accoglie la Parola del suo Salvatore che vuol farsi carne in lei. Si realizza così l’antica profezia fatta a Davide: Dio stesso si costruisce il Tempio per abitare in mezzo a noi (1L) e “realizzare la nostra salvezza” (2L). Questo Tempio è il cor­po di Maria, è la Chiesa di oggi, in cui siamo noi chiamati ad accogliere e donare al mondo la Parola fatta carne.
Come tutti gli abitanti della Palestina, Maria era in attesa del Messia promesso, un’attesa vecchia di secoli,ma non dimenticata. Sarà lei a ricevere il Figlio, sarà lei a mostrarlo, sarà lei a offrirlo.Tale promessa si fonda anche sulla “profezia di Natan” ascoltata nella 1L. Mille anni prima della nascita di Gesù, il re Davide era al massimo della sua potenza, e decise di costruire un grande Tempio, in cui Dio fosse presen­te tra il suo popolo. Ma, attraverso un profeta, Dio gli mandò a dire che que­sta grande opera sarebbe stata realizzata da Dio stesso. (Non siamo noi a ospitare Dio, è lui che opera per noi). Dio aggiunge una promessa: renderà la discendenza di Davide salda per sempre.
C’è un progetto di Dio che l’uomo può ostacolare, rallentare, ma non cancellare: questo progetto Paolo lo chiama MISTERO, incomprensibile, oscuro, ma ora rivelato e comunque contenuto nella Scrittura e pian piano manifestato nella storia, unico luogo della manifestazione di Dio.Dai grandiosi palazzi governativi di Gerusalemme (1L), la scena passa all’umile casa dell’umile villaggio di Nazareth alla giovane e insignificante ragazza Maria: siamo condotti da Dio ad un contesto feriale, ordinario, non certo glorioso. Eppure qui avviene un incontro inatteso, dal quale il destino del mondo verrà modificato.
E’ nella nostra quotidianità che deve avvenire l’incontro col Signore: qui, oggi. E con Maria siamo anche noi chiamati a dire SI, ECCOMI, SONO AL SERVIZIO DEL SIGNORE CHE MI CHIAMA.Dobbiamo fare uno sforzo per metterci nei panni di quella ragazza e per togliere al racconto quell’aureola di semplice accondiscendenza, di favola edificante. Maria è vicina a noi: è una ragazza con i suoi piccoli sogni, con la sua fede, con i suoi limiti.
L’Angelo entra da lei, ma può anche essere tradotto: entra in lei. E’ un incontro spirituale di difficile descrizione. Il mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo non si può spiegare. La cosa importante è che lascia il segno. E che entra nella sua e nella nostra casa: nella nostra vita quotidiana, anche lontano dalla nostra Chiesa.GIOISCI-RALLEGRATI: è la prima comunicazione dell’Angelo: Dio vuole che ciascuno di noi sia contento, che l’uomo gioisca: la gioia è segno di pienezza di vita. Per Maria motivo di gioia è l’amore che Dio ha per lei: è la piena di grazia, cioè colei che ha fatto spazio a Dio e che Dio ha riempito con il suo amore, con la sua presenza. Amata per sempre.
Il Signore è con te: sempre, ovunque, il Signore sta dalla tua parte, ti vuole bene, vuole il tuo bene, la tua felicità.Non siamo noi i PROTAGONISTI: è Dio che chiama, Dio che compie, Dio che guida: ma noi dobbiamo ACCOGLIERE, COLLABORARE (Dio tutto può, ma nulla fa senza o contro la collaborazione dell’uomo).
Il nostro TURBAMENTO, la nostra PAURA spesso nasce da un atto di superbia: devo fare tutto io?! Temiamo di non essere all’altezza delle situazioni in cui ci troviamo: ma dobbiamo fare davvero tutto noi? E Dio?La differenza tra Davide e Maria è che il primo vuole fare qualcosa per Dio, Maria lascia che Dio faccia tutto per lei e per noi. La fede sta tutta qui (e non è poco): mettere da parte i nostri progetti, anche i più nobili e santi e permettere a Dio di essere Dio, perché lui faccia grandi cose.
E le cose annunciate dall’angelo sono incomprensibili oltre che enormi: Dio, il grande, l’onnipotente che genera in lei un Figlio, SUO figlio (opera dello Spirito Santo[1]: nato dall’incontro fecondo tra Dio e l’umanità), il Messia atteso, la realizzazione della profezia di Natan fatta a Davide (1L). Lo chiamerà Gesù: Dio salva (da cosa? Dal peccato, dalla di-sperazione, dalla mancanza di senso, di gioia…).Non solo: tutto ciò comporta per Maria un RISCHIO non indifferente: quello di perdere il promesso sposo, di essere considerata ragazza-madre, di essere scacciata come adultera. Tutti i suoi progetti (piccoli come i nostri) sono in pericolo. Maria si fida: sono al suo servizio, Lui mi indicherà la strada. Si sente amata, ama Dio: qui trova la forza per dare il suo si, per rispondere come prima di lei hanno fatto i grandi profeti: eccomi.
Anche a noi è richiesto il nostro ECCOMI: ci sto, non scappo, non cerco vie di fuga (neanche in progetti futuri fantasiosi): accetto questa situazione, i miei limiti, la ferialità della vita.Dio non mi chiede di rinunciare ai sogni (anzi, offre a Maria dimensioni future ben più ampie di quelle che lei si potesse immaginare), ma ai MIEI sogni, al fatto che siano solo miei e siano fonte di frustrazioni perché sempre lontani dal realizzarsi.
Dio offre dei SEGNI (a Maria la gravidanza impossibile di Elisabetta): “il segno aiuta a credere, sostiene la fede, ma non dispensa dalla necessità di credere. Infatti, Maria darà il suo assenso al progetto che le viene proposto prima di andare a verificare l’esattezza del segno che le è stato dato” (D.Scaiola).“Nulla è impossibile a Dio”: questa è la misura della fede proposta dall’Angelo. E con linguaggio biblico risponde alla sua comprensibile obiezione (“Come è possibile? Non conosco uomo! Sono vergine!) dicendo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”, rimanda cioè a quanto avveniva per l’arca dell’alleanza, segno efficace della presenza di Dio in mezzo a Israele. Maria è, dunque, vista come il nuovo tempio perché il suo grembo ospiterà il Figlio di Dio.
Ed è Figlio di Dio realmente e non per adozione: “Se Gesù risultasse dall’amore di Giuseppe e Maria, per quanto grande e santificato fosse questo amore, il frutto sarebbe stato unicamente umano…Gesù sarebbe reso figlio da Dio solo per adozione…In nessun modo saremmo davanti al mistero che la Scrittura rivela e la fede confessa: quello del Figlio effettivo di Dio fatto uomo per l’Incarnazione” (G:Martelet).Ma al momento il dato più rilevante rimane questo: Dio si è scelto la DIMORA , Maria. E’ lei che si fa tabernacolo, casa accogliente ed è con lei che siamo chiamati a farci dimora anche noi di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi e, attraverso di noi, in questa società che ha sempre più bisogno di Lui.Vergine santa, insegnaci a scoprire nella tua vita i gesti e le parole che dobbiamo imparare per essere più simili a Gesù.
Insegnaci come si fa ad avere le mani sempre pronte al servizio;ad avere gli occhi aperti alle necessità dei fratelli;
ad avere il cuore che ama senza distinzione.Aiutaci ad essere persone limpide e serene, silenziose e laboriose, ricche dei tuoi esempi,
capaci di ascoltare il Signore che ci parla e ci suggerisce i progetti più belli per una vita più vera.
Così, tutti nella piena comunione torneremo ad amare con te,il silenzio e la preghiera, che ci aiuta a dire ogni giorno come te:
“Ciò che Tu vuoi, Signore, si compia in me”.
VEDI ANCHE: http://sangabriele.myblog.it/
e il VIDEO-VANGELO commentato dal Vescovo Monari di Brescia: http://www.cercoiltuovolto.it/wp/video/video-vang... RISONANZE:
“La terra Santa è segnata da due laghi. Il primo è quello di Tiberiade che riceve acqua e dona acqua attraverso il Giordano. Il secondo, invece, riceve soltanto, accumula e nulla dà ed è per questo che si chiama mar Morto” (dalla tradizione ebraica).
“Madre di Dio che in te è Dio diventato bambino, madre di tutto il creato: madre del bimbo che in te si è incarnato, madre dell’infinito generato. Madre di ogni principio, incominciato il giorno in cui il principio è penetrato in te che ogni principio hai abbracciato… Madre di ogni secondo illuminato, madre del nuovo corso inaugurato in te, per te cresciuto ed educato al mondo, madre dell’inaspettato disegno da te sul mondo intero riversato…” (Aldo Nove).
“Chi ha imparato ad avere fiducia non trema, ha il coraggio di darsi da fare, di protestare quando viene detto qualcosa di spregevole, di cattivo, di distruttivo. E soprattutto ha il coraggio di dire “si” quando si ha bisogno di lui” (C.M.Martini).
Non essere amati è una sfortuna, non saper amare è una tragedia (A. Camus)
[1] E’ lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio che genera, dà vita, abita, agisce. Maria in fondo non deve fare niente, se non lasciare agire lo Spirito. “Se Gesù risultasse dall’amore di Giuseppe e Maria, per quanto grande e santificato fosse questo amore, il frutto sarebbe stato unicamente umano…Gesù sarebbe reso figlio da Dio solo per adozione…In nessun modo saremmo davanti al mistero che la Scrittura rivela e la fede confessa: quello del Figlio effettivo di Dio fatto uomo per l’Incarnazione” (G:Martelet). Si cadrebbe così nell’eresia antica dell’adozionismo per la quale Cristo sarebbe un figlio tra i figli adottivi di Dio, sia pure con un rilievo maggiore. Cristo sarebbe, sì, nostro fratello, ma con tutti i limiti della nostra realtà, senza la possibilità di trascendere e salvare la nostra condizione.

sabato 10 dicembre 2011

Giovanni 1,6-8.19-28: Giovanni Battista, testimone di luce

III Domenica d'Avvento Anno B

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». (...) Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa» (...).

Vegliate- preparate- gioite- accogliete: sono i 4 imperativi classici dell’Avvento.

Oggi, III domenica di Avvento, è la domenica della GIOIA, o meglio della TESTIMONIANZA gioiosa: dopo aver risvegliato la nostra fede assopita, aver ricominciato a preparare la strada al Signore che viene, occorre sempre metterci in cammino condividendo questo percorso con altri fratelli.

Il cristiano non è un solitario, ma è un fratello che ha a cuore gli altri fratelli e che desidera, ha bisogno di condividere la sua fede. Da qui il dovere di testimoniare, di annunciare in modo credibile, gioioso.

I personaggi biblici di riferimento sono quelli della domenica scorsa: Isaia e Giovanni Battista, testimoni scomodi, ma credibili che invitano a prepararci e ci chiedono di fare come loro: annunciare il Signore che viene a cambiare la storia.

Isaia (1L) testimonia la sua gioia nel Signore, l’esultanza della sua anima in Dio, nel Dio che lo ha rivestito, avvolto, conquistato come uno sposo e che gli permette di guardare al futuro con speranza: la terra arida produce i suoi germogli, sta per far germogliare i suoi semi di salvezza e di giustizia. Affida questa nuova primavera ad un personaggio misterioso inviato da Dio (e da lui consacrato con lo Spirito che è su di sé) per portare il lieto annuncio ai miseri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamerà la libertà per gli schiavi e i prigionieri.

Sono le parole che, in una Sinagoga, Gesù si troverà a leggere e commentare scandalizzando l’assemblea: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito”.

Ne è consapevole Maria, sua madre, nonostante abbia di fronte un bambino e poco possa immagine chi questo bambino diverrà: ha ricevuto la testimonianza e ha visto i segni del fatto che quel bambino è il Messia atteso e lei ne è sua madre. Per questo fa sue le parole di Isaia e degli altri profeti esplodendo di gioia con il Magnificat, il canto di lode che abbiamo ascoltato nel Salmo responsoriale.

Anche S.Paolo ci invita ad essere sempre lieti: la gioia è uno dei frutti dello Spirito, un segno esteriore che conferma le scelte fatte per la nostra vita.

Paolo offre ai Tessalonicesi e oggi a noi un PROGRAMMA DI VITA caratterizzato da un’estrema libertà: ci dice solo: “non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male” sapendo pregare interrottamente (e come si fa se non trasformando la nostra vita, ogni suo istante, in preghiera?) e ringraziare il Signore per ogni cosa. Così saremo Santi, cioè persone felici, realizzate e se temete perché vi sentite ben poco santi ricordatevi, ci dice sempre S.Paolo, di avere fede in colui che ci chiama: è lui, se glielo permettiamo, che farà tutto questo!

Giovanni Battista è presentato dall’evangelista omonimo soprattutto come il TESTIMONE (è la parola che più volte viene ripetuta in questo brano), colui che introduce la persona di Gesù, ma che, interpellato, insiste nel dire quello che lui NON E’: non è il Cristo, non è Elia, non è il profeta. Egli è solo una voce che grida nel deserto.

Una voce che è consapevole del suo posto e dei suoi limiti: il fatto che tante persone lo cercano e ascoltano con interesse le sue parole non lo portano a dimenticare di essere testimone di qualcun altro, di dover indicare questo, di mettersi in ombra perché costui sia illuminato.

E’ una voce inoltre che “ci insegna una verità di fede fondamentale: per arrivare alla fede in Gesù, all’incontro con lui, abbiamo bisogno di testimoni. Nessuno accede alla fede direttamente, ma ciascuno di noi incontra il Signore attraverso la mediazione di altri e, ciascuno di noi, a sua volta, deve diventare testimone di Gesù perché altri lo possano incontrare” (D.Scaiola).

A volte noi sacerdoti, ma penso ugualmente voi genitori con i vostri figli,ci sentiamo un po’ come Giovanni che grida nel deserto: chi lo ascolta? Urliamo, ma ben altre voci trovano ascolto. Non solo: mette paura il dover essere testimoni: chi può sentirsi capace, degno di annunciare Cristo? E come testimoniare Cristo in famiglia, a lavoro e con chiunque incontriamo quando la nostra fede è continuamente alla prova di fragilità, dubbi, mezze misure, ipocrisie? E chi può dire con coraggio: ho incontrato il Cristo, il vivente e non posso tenermi per me questa notizia? Era questa l’esplosione piena di gioia dei primi cristiani: la gente li vedeva e già si sentiva attratta: “guarda come si vogliono bene”. Li sentiva annunciare e veniva presa dallo stesso loro ardore. In pochi decenni, nonostante molte incomprensioni e persecuzioni (o forse proprio grazie ad esse), fanno giungere il messaggio evangelico in tutto il mondo allora conosciuto. Senza internet, tv, giornali, senza mezzi veloci con cui spostarsi.

“Oggi, più che in altre epoche della storia, ci domandiamo come mai sia così scarsa la presenza di profeti o almeno perché sia tanto difficile individuarli. Forse dipende dal fatto che abbiamo spento la profezia o non le abbiamo dato sufficiente ascolto” (D. Scaiola). Forse abbiamo lasciato che la nostra fede si sia intiepidita, l’abbiamo lasciata inerte, senza alimentarla?

Ci hai esortato alla gioia, Signore: «State lieti, sempre».
Anzi, ci hai insegnato le parole per dire la gioia: «Io esulto e gioisco nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza».
Fa’ di me, o Signore, un cristiano lieto:
lieto come Giovanni nel vedere la luce che già viene,
nel sentirsi voce al servizio della Parola;
lieto come il profeta, nel sapersi riempito del tuo Spirito di santità;
lieto come Maria nel riconoscere e magnificare quello che tu hai già compiuto per me e in me.
Ci hai esortato alla preghiera, Signore: «Pregate incessantemente».
Mi sembra quasi impossibile: abituato a separare preghiera e lavoro,
penso sempre che la preghiera si possa fare solo stando in ginocchio.
Eppure lo so che sei continuamente presente, a condividere le mie giornate e il mio lavoro.
Sei tu, anzi, che mi vuoi santificare «fino alla perfezione»,
tu che guidi i miei passi incerti sul sentiero della santità.
Insegnami a vivere costantemente alla tua presenza,
a fare ogni cosa per amore tuo.

Ermes Ronchi: Ad una cosa sola il profeta rende testimonianza: non alla grandezza, alla maestà, alla potenza di Dio, ma alla luce. Ed è subito la positività del Vangelo che fiorisce, l'annuncio del sole, la certezza che il rapporto con Dio crea nell'uomo e nella storia un movimento ascensionale verso più luminosa vita. Giovanni afferma che il mondo si regge su un principio di luce, che vale molto di più accendere una lampada che maledire mille volte la notte. Che la storia è una via crucis ma anche una via lucis che prende avvio quando, nei momenti oscuri che mi circondano, io ho il coraggio di fissare lo sguardo sulla linea mattinale della luce che sta sorgendo, che sembra minoritaria eppure è vincente, sui primi passi della bontà e della giustizia. Ad ogni credente è affidato il ministero profetico del Battista, quello di essere annunciatore non del degrado, dello sfascio, del peccato, che pure assedia il mondo, ma testimone di speranza e di futuro, di sole possibile, di un Dio sconosciuto e innamorato che è in mezzo a noi, guaritore delle vite.
Chi sei tu? È rivolta anche a noi questa domanda decisiva. E la risposta è come in Giovanni, nello sfrondare da apparenze e illusioni la nostra vita. Io non sono l'uomo prestigioso che vorrei essere ne il fallito che temo di essere. Io non sono ciò che gli altri credono di me, né un santo, né solo peccatore. Io non sono il mio ruolo o la mia immagine. La mia identità ultima è Dio; il mio segreto è in sorgenti d'acqua viva che sono prima di me. La vita scorre nell'uomo, come acqua nel letto di un ruscello. L'uomo non è quell'acqua, ma senza di essa non è più. Così noi, senza Dio. E venne un uomo mandato da Dio. Anch'io sono un uomo mandato da Dio, anch'io testimone di luce, ognuno un profeta dove si condensa una sillaba del Verbo. Il nostro tempo è tempo della luce nel frammento opaco, di fiducia e smarrimento, dentro il quale io cerco l'elemosina di una voce che mi dica chi sono veramente. Un giorno Gesù darà la risposta, e sarà la più bella definizione dell'uomo: Voi siete luce! Luce del mondo.

venerdì 2 dicembre 2011

Marco 1,1-8: preparate la via

II Domenica di Avvento - Anno B

Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio (...). Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati (...). E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Io: II tappa del nostro cammino di Avvento: dopo l’invito perentorio a vegliare, a svegliarci dal sonno ecco l’invito a mettersi in cammino, a preparare la strada al Signore che viene. In premio c’è l’incontro col Signore, ci sono terre e cieli nuovi dove regni l’amore e la giustizia, la felicità e la solidarietà.
La 1° lettura del profeta Isaia parla al popolo in ESILIO invitandolo a preparare la strada del ritorno, annunciando la fine di una esperienza terribile, offrendo parole di consolazione; S.Pietro nella 2° lettura invita a guardare avanti, ad attendere i “cieli nuovi e terra nuova” promessi da Dio, dove abita la giustizia.
Sono alcune delle dimensioni proprie dell’Avvento che si è aperto domenica scorsa con l’invito perentorio di vigilare, risvegliare la nostra fede, attendere il ritorno glorioso del Signore (il che vuol dire anche a-tendere: tendere-a, verso il Signore: volgere verso di lui la nostra attenzione, convertirsi riconducendo la nostra vita verso di lui in un cammino di speranza).
Siamo consapevoli di vivere come in ESILIO, in un mondo dove le tenebre sono “dominanti”, ma anche che una LUCE è sorta per guidarci verso i CIELI e le TERRE NUOVE. E’ in gioco dunque un FUTURO luminoso fatto attraverso un richiamo al PASSATO per un PRESENTE ATTIVO e pieno di SPERANZA.
Giovanni è il protagonista di questa II tappa:
- ULTIMO PROFETA dell’A.T. si rivolge alle folle aprendole all’attesa del Messia, del liberatore.
- E’ la VOCE che prepara la via alla PAROLA e che grida di aprire nel deserto la strada che porta dalla terra della schiavitù alla patria della liberazione.
- Giovanni VIVE CIO’ CHE ANNUNCIA.
- E’ l’annunciatore, cioè il PROFETA che, denunciando il PECCATO e annunciando il PERDONO, dispone l’uomo a CONVERTIRSI alla giustizia di Dio in ATTESA del NUOVO, lo dispone al cammino, alla continua ricerca di ciò a cui tende.
- GIOVANNI BATTEZZA NEL DESERTO: il deserto è la tappa obbligata del cammino tra la schiavitù e la libertà, tra Egitto-Babilonia e la terra promessa (tensione tra un NON-PIU’ e un NON-ANCORA, distanza da attraversare per non tornare indietro o morire sul posto). E’ il luogo dove Dio rivela sé stesso e la sua fedeltà e educa il popolo.
Il deserto è la condizione di ESSENZIALITA’, di POVERTA’ richiesta per conoscere sé stessi e Dio.
- VESTITO di peli di CAMMELLO: è la divisa di ELIA, padre dei profeti, di cui Giovanni è l’ultimo figlio. Il CAMMELLO, che porta i pesi altrui e attraversa il deserto, è un’immagine di Cristo e Giovanni ne è come rivestito. UNA CINTA di pelle ai FIANCHI: i “fianchi cinti” indicano la continenza, la sobrietà, la padronanza di sé e la disponibilità al cammino propria di chi deve compiere l’esodo pasquale.
- MANGIAVA LOCUSTE (le cavallette,che combattono e uccidono i serpenti, sono un’immagine della Parola di Dio, nutrimento dell’uomo che lo aiuta a vincere il serpente e la sua menzogna) e MIELE SELVATICO (la parola di Dio è descritta come più dolce del miele): cibi dell’essenzialità del deserto.
- Il Battista prepara la venuta del Messia, “quello che è più forte di me”: egli ci BATTEZZERA’ (= immergerà) in Spirito Santo (= vita di Dio): in Gesù, il Dio che si immerge nella realtà umana, l’uomo si immerge nella vita di Dio.
- DIETRO: dopo, ma E’ PIU’ FORTE DI ME: riconoscimento di dover mettersi dietro (lui deve crescere e io diminuire), di seguirlo come il 1° discepolo. E’ importante stabilire l’ordine giusto: Gesù davanti e lui dietro. E noi? Quante volte ci mettiamo avanti?
- NON SONO DEGNO: non falsa umiltà, ma prova di come Giovanni sa stare al suo posto (senza traccia di orgoglio, di rivendicazione) e vivere ciò che annuncia (fino al martirio, rendendo testimonianza fino alla fine). I nostri rapporti sono caratterizzati da prove di forza che rompono la comunione: solo presentandoci con le nostre fragilità e senza imporre agli altri la nostra pre-potenza possiamo costruire rapporti fraterni e veri.
- Lui vi BATTEZZERA’ in SPIRITO SANTO = vi IMMERGERA’ nella VITA (Spirito) di DIO (il Santo) dandoci la sua vita. Dio ha messo nel cuore dell’uomo il desiderio-bisogno di Lui: ora lo colma pienamente con il dono di sé!
Cosa possiamo fare per preparare la strada?
- abbassate i colli e appianate le buche: ciascuno di noi deve riconoscere le proprie LACUNE da colmare, le mancanze da sistemare. Dall’altra parte viviamo “monti e colli”, cioè forme di superbia e di orgoglio da abbassare.
- La gente scendeva per sentire, attraverso Giovanni, la Parola di Dio: riscoprire la lettura della Parola.
- La gente si faceva battezzare confessando i propri peccati: l’avvento è il tempo propizio per celebrare il sacramento della penitenza e ricevere il perdono di Gesù che rigenera la nostra vita di figli di Dio.
- Giovanni vive nell’austerità: è l’invito a riscoprire l’essenzialità della vita, la semplicità dando un taglio alle nostre comodità, al consumismo sfrenato, all’idolatria del comprare. Ci invita a sensibilizzarci nei confronti di coloro che hanno bisogno (giornata del pane).
- Giovanni vive nel deserto, fuori dal chiasso, per sentire la voce di Dio. Regaliamoci spazi di silenzio e maggiore preghiera. Riempire tutti gli spazi e tempi col rumore non ci permette di ascoltare Dio che parla nel silenzio.
Questi sono dunque gli strumenti privilegiati per preparare la strada al Signore che vuol nascere, abitare e agire nella nostra vita: la Parola di Dio, la Confessione , una vita austera e solidale, un po’ di silenzio orante.
Aspettiamo con fiducia l’avvento dei cieli e terre nuove nei quali abita la giustizia di Dio, impegnamoci per farli sorgere vivendo in pace, senza colpa e senza macchia. Amen.