giovedì 24 maggio 2012

Giovanni 15,26-27; 16,12-15: PENTECOSTE

Domenica di Pentecoste Anno B
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio (...). Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Pentecoste è la festa del dono dello Spirito Santo alla Chiesa che inizia, in questo giorno, il suo cammino come Chiesa missionaria, guidata dallo Spirito Santo. Il libro degli Atti degli Apostoli descrive proprio questo percorso della Chiesa primitiva nel mondo, a partire dall'Ascensione del Signore (celebrata domenica scorsa). Gli Apostoli, rinchiusi, impauriti, orfani del maestro, rinunciatari e rassegnati, si ritrovano improvvisamente pieni dello Spirito del loro Signore che li apre al mondo, dona loro coraggio, entusiasmo (l'etimologia di questa parola è particolarmente interessante: viene dal greco e significa letteralmente "essere pieni di Dio", essere in Dio), dona capacità di scorgere e accettare cose nuove, il desiderio di vivere in comune e di fidarsi, come figli piccoli, di un Padre che li ama.

La festa della Pentecoste chiude il tempo di Pasqua e ci apre al tempo ordinario, guidato e animato dallo Spirito. Celebra la discesa dello Spirito Santo e la nascita della Chiesa che trova dunque in questo giorno il suo natale, il suo compleanno. Il nome deriva dalla festa ebraica della Pentecoste: il 50° giorno dopo la Pasqua gli ebrei celebravano la festa di ringraziamento per la mietitura del grano (cade dunque in un altro periodo dell'anno) e commemoravano solennemente la consegna delle tavole della Legge a Mosè sul monte Sinai. Lavoro e religione si fondevano pienamente insieme.
Dopo l'Ascensione del Signore, i discepoli aspettavano a Gerusalemme la venuta dello Spirito Santo che Gesù aveva loro promesso. Proprio il giorno di Pentecoste, mentre essi si trovavano riuniti insieme con Maria in un medesimo luogo (secondo la tradizione lo stesso dove Gesù aveva istituito l'Eucaristia) lo Spirito discese su di loro e trasformò radicalemente la loro esistenza.

Ci è stato donato lo Spirito Santo. Chi è lo Spirito Santo? Qualcuno lo definisce il grande sconosciuto, forse perché è Colui che meno riusciamo a immaginare e a rappresentarci.
Nei discorsi dell'ultima cena Gesù aveva detto ai suoi: "E' bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore". Gesù collega la venuta dello Spirito con la sua partenza. Ma non è una partenza qualunque: Gesù se ne va donando la vita! Dunque la venuta dello Spirito è legata al dono dello vita di Gesù per noi.

E infatti, qual è l'ultimo gesto di Gesù sulla croce? L'evangelista Giovanni dice che: "chinato il capo emise lo Spirito". Lo rese disponibile per i credenti, dono nuovo della Pasqua.

E il primo gesto del Risorto è questo: Apparendo ai discepoli nel cenacolo Gesù "alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo".

Lo Spirito Santo è la terza persona della Santissima Trinità, e scaturisce dall'amore del Padre verso il Figlio e dal Figlio verso il Padre. E' Dio, come il Padre e il Figlio. E dato dal Figlio per riunire genti di ogni lingua e di ogni età in un solo popolo rendendoli figli e santi in Dio. Assiste la Chiesa e la guida nella sua missione perché sia segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini.
Lo Spirito è CREATORE (e creativo): "Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque". Lo Spirito Santo agisce nella storia d'Israele in modo potente e sempre nuovo: ispira i grandi uomini come Mosè, Giosuè, i Giudici, i condottieri, i re come Davide e Salomone. E quando Israele viene meno all'alleanza, lo Spirito parla nei profeti che comunicano al popolo il volere e la parola di Dio.

Ogni avvenimento decisivo della vita di Gesù è guidato dallo Spirito di Dio: nel concepimento, nel Battesimo, nell'esperienza del deserto, durante la vita pubblica, alla morte, sempre lo Spirito è accanto a Gesù, agisce in Gesù, è in Gesù. Prima di tornare al Padre, Gesù ripete la grande promessa, già più volte fatta ai suoi discepoli: "Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra". Lo Spirito di Gesù risorto è colui che permette agli uomini di continuare sulla terra la presenza e l'azione del Signore.
Gesù lo chiama Paràclito, avvocato difensore, consolatore. Nella Bibbia è collegato ai concetti di dinamismo, creazione, vita, forza. Lo Spirito è libero e dona libertà. E' energia che dona forza (Gesù ci assicura: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi". S. Paolo afferma: Lo Spirito Santo viene per rivestirvi di tutta "l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo e restare in piedi dopo aver superate tutte le prove". Anche il Concilio Vaticano II dice: "Per mezzo della Cresima i battezzati sono arricchiti di una speciale forza dello Spirito Santo". Infatti lo Spirito che è amore del Padre e del Figlio, ci infiamma di amore divino e fraterno, affinché tutti gli ostacoli possano cadere e tutte le difficoltà possano essere superate vittoriosamente poiché "omnia vincit amor": l'amore tutto vince).
Ancora gesù lo definisce "Spirito di VERITA', che procede dal Padre...e vi guiderà a tutta la verità (di cui ora non siete capaci di portare il peso)". C'è una pedagogia divina di cui lo Spirito è Maestro per cui la Chiesa e ciascun cristiano comprende gradualmente la realtà (verità) di Dio, di Gesù: per questo la Chiesa (e ogni persona nelle varie fasi della vita) progredisce e continuamente è chiamata a riformarsi, perchè seguendo la voce, la testimonianza dello Spirito, aumenta la sua comprensione di Dio.

Le altre letture ascoltate aggiungono che lo Spirito permette di parlare LINGUE NUOVE, le lingue degli uomini, la capacità di farsi comprendere da loro, nella loro stessa lingua: è il dono della comunione, della capacità di comprendersi, di comunicare secondo la lingua che parla l'altro.

Lo Spirito Santo noi lo conosciamo attraverso delle immagini simboliche:

"Soffio" (in ebraico rùah): lo Spirito è il soffio del respiro, la forza che anima il corpo. Di questo l'uomo non è padrone, gli viene da Dio e a Dio ritorna. Oltre al respiro, indica anche la coscienza dell'uomo, il suo spirito.
E' il soffio del vento, misterioso, non si sa di dove viene e dove và. Nella Pentecoste, è un vento gagliardo. "L'Acqua": E' una realtà che penetra, feconda, purifica. Gesù parla di un'acqua viva che disseta e zampilla in eterno ed è dello Spirito che Gesù parla.
"Il Fuoco": Il fuoco brucia, purifica, trasforma. Nella Pentecoste, lo Spirito è come lingue di fuoco. Il fuoco è calore, luce, è simbolo di amore.
"L'Olio": Penetra nel corpo, gli conferisce forza, salute e bellezza. Nella Bibbia le unzioni sono segni di benedizione, di consacrazione. Gesù è l'Unto per eccellenza (in greco il "Kyrios").
"La Colomba": E' il simbolo che si trova nei Vangeli (molto amato e usato da artisti e pittori). Gesù riceve lo Spirito in forma visibile "come colomba".

Lo Spirito Santo lo conosciamo attraverso i suoi DONI. La tradizione ne indica sette, il numero sette indica la pienezza del dono e la permanenza dello Spirito: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Conoscienza, Pietà, Timor di Dio.

Lo Spirito Santo lo conosciamo attraverso i suoi frutti. "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (GaI 5, 22)

Ciò che avviene in seguito al dono dello SPIRITO della Pentecoste è qualcosa che non è stato visto prima: nasce la prima comunità cristiana, nasce un popolo nuovo, la Chiesa! Lo Spirito la guiderà, l'assisterà, la santificherà. Lasciamo che anche la nostra vita sia guidata, invasa dallo Spirito Santo, perchè ci renda cristiani entusiastici ed entusiasmanti, forti e credibili, uomini di comunione e di riconciliazione, gioiosi nonostante le tribolazioni, pieni di carità fraterna. Amen.

ERMES RONCHI: Cinquanta giorni dopo Pasqua, la discesa dello Spirito santo, raccontata dagli Atti degli Apostoli con la mediazione dei simboli. La casa, prima di tutto. Un gruppo di uomini e donne nella stanza al piano superiore (Atti 1, 13), dentro una casa, simbolo di interiorità e di accoglienza; nella stanza al piano alto, da dove lo sguardo può spaziare più lontano e più in alto; in una casa qualunque, affermazione della libertà dello Spirito, che non ha luoghi autorizzati o riservati, e ogni casa è suo tempio.
Il vento, poi: all'improvviso un vento impetuoso riempì tutta la casa (Atti 2, 2), che conduce pollini di primavera e disperde la polvere, che porta fecondità e smuove le cose immobili. Che non sai da dove viene e dove va, folate di dinamismo e di futuro. «Lo Spirito è il vento che fa nascere i cercatori d'oro» (Vannucci), che apre respiri e orizzonti e ti fa pensare in grande. Mentre tu sei impegnato a tracciare i confini di casa tua, lui spalanca finestre, dilata lo sguardo. Ti fa comprendere che dove tu finisci inizia il mondo, che la fine dell'isola corrisponde all'inizio dell'oceano, che dove questa tua vita termina comincia la vita infinita. Tu confini con Dio.
Poi il simbolo del fuoco. Lo Spirito tiene acceso qualcosa in noi anche nei giorni spenti, accende fiammelle d'amore, sorrisi, capacità di perdonare; e la cosa più semplice: la voglia da amare la vita, la voglia di vivere. Noi nasciamo accesi, i bambini sono accesi, poi i colpi duri della vita possono spegnerci. Ma noi possiamo attingere ad un fuoco che non viene mai meno, allo Spirito, accensione del cuore lungo la strada e sua giovinezza.
Giorno di Pentecoste e ci domandiamo: come agisce lo Spirito santo, che cosa fa in noi e per noi? Dice l'angelo a Maria: Verrà lo Spirito e porterà dentro di te il Verbo (Luca 1, 35). Dice Gesù ai discepoli: Verrà lo Spirito e vi riporterà al cuore tutte le mie parole. Da duemila anni lo Spirito ripete incessantemente nei cristiani la stessa azione che ha compiuto in santa Maria: incarnare il Verbo, dare vita alla Parola. Lo fa ad esempio quando leggo il Vangelo: per anni mi accade che le parole scivolino via, come cose che so da sempre, senza presa sul cuore. Poi un giorno succede che una di queste parole all'improvviso si accende, mi pare di sentirla per la prima volta, la pagina del Vangelo palpita, come una lettera indirizzata a me, scritta per me, contemporanea ai miei sogni, alle mie pene, ai miei dubbi. È lo Spirito che mi ri-corda (letteralmente: mi riporta al cuore) le parole di Gesù. Al cuore, non alla mente. Le fa germe vitale, non elaborato mentale: e ti tocca quel Dio «sensibile al cuore» sognato da Pascal.
(Letture: Atti 2, 1-11; Salmo 103; Galati 5, 16-25; Giovanni 15,26-27; 16,12-15)

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