mercoledì 30 maggio 2012

Matteo 28,16-20: SS.Trinità


Santissima Trinità - Anno B
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Sembra una questione difficile, relegata ai teologi, quella di comprendere cosa sia la Trinità così come, del resto, comprendere la definizione che ne è stata data: un solo Dio in tre persone distinte[1].
Eppure non può essere una cosa da poco conto cercare di capire chi è il Dio in cui crediamo. Da questa ricerca ne consegue la nostra fede e la nostra vita concreta.
Chi è allora Dio e come poterlo conoscere?
Le Scritture non ci offrono definizioni concrete, se non quella fondamentale di Giovanni che ci ripete più volte che Dio è Amore e quella di Gesù stesso che ci parla di Dio come di un Padre. Le Scritture ci invitano piuttosto a fare esperienza di Dio, a metterci in suo ascolto, a lasciarci guidare da lui per poterlo conoscere.
E’ Dio che si è fatto conoscere entrando nella nostra storia e rendendola storia divina, abitata e guidata da lui: ha scelto un piccolo e insignificante popolo di pastori, quello ebraico.
Mosè, nella prima lettura, riporta la sua esperienza: il suo incontro rivelatore di Dio nel fuoco che non si consumava, nel “roveto ardente”. Dio l’ha scelto per liberare il suo popolo e a lui ha rivelato di essere il Dio dei suoi padri (di Abramo, di Isacco, di Giacobbe), il Dio in mezzo a noi.
Mosè così istruisce i suoi ricordando che “il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro”.
Non possiamo seguire idoli fatti da mani d’uomo, cioè inventati da noi per il nostro tornaconto, dei fatti a immagine nostra per poter giustificare le nostre scelte di comodo, per rassicurarci nelle nostre paure.


[1] Fa notare Tonino Bello che una cosa è una somma di individui differenti (1+1+1=3), un’altra è la moltiplicazione di questi tre che vivono l’uno PER l’altro (1x1x1=1).

E’ piuttosto il contrario: è Dio che ci ha creati a sua immagine e come lui dobbiamo diventare[1]. Un Dio che non possiamo pienamente com-prendere perché ci supera sempre, và sempre oltre alle nostre definizioni. Un Dio che è alterità e mistero, ma insieme un Dio che si fa conoscere, che si sporca le mani, che guida la storia. Un Dio che dà fastidio, che è esigente, che non ci consente di giustificare il nostro tornaconto, che ci chiede di difendere e stare dalla parte dei deboli, degli emarginati, degli stranieri…
Eppure le “leggi” che ci dà non sono fatte per lui, non ha bisogno delle nostre preghiere o dei nostri sacrifici. Sono dettate per noi: “perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te”, una felicità che richiede rispetto per gli altri, per le generazioni che verranno. Non possiamo tranquillamente continuare a depredare e inquinare la terra mettendo a rischio le generazioni future. Solo così l’umanità può restare felice e a lungo “nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre”.
Sono passi in avanti con cui gli uomini di fede comprendono sempre un po’ di più chi sia il Dio che si è fatto loro conoscere.
Ma la rivelazione definitiva è per noi giunta con Gesù Cristo: è lui che ci rivela il volto del Dio invisibile nel suo volto di Figlio, che ci parla di Dio come di un Padre che ci ama immensamente, di un Dio con cui è in rapporto strettissimo e confidenziale. E’ lui che inizia a parlare apertamente e in modo più chiaro dello Spirito Santo: quello Spirito celebrato domenica scorsa con la Solennità della Pentecoste. Ed è lui ad inviare gli apostoli nel mondo perché facciano “discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. E lui, infine, l’Emmanuele annunciato dai profeti, cioè il Dio con noi che rimane con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Così l’inizio e la fine del Vangelo secondo Matteo presenta proprio questa inclusione del Dio con noi, in mezzo a noi.
L’accenno sulla Trinità è fissato nel sacramento che ci rende cristiani: il battesimo, parola che significa “immersione”. Gesù vuole che tutti siamo immersi, inseriti nella realtà divina. Che entriamo in questo progetto d’amore di tre persone distinte che si amano reciprocamente a tal punto da formare una sola cosa, un solo cuore.
E’ nel nome (e non nei nomi!) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che abbiamo iniziato questa celebrazione. Nello stesso nome, cioè chiedendo di prender parte con loro, di fare tutto con loro, termineremo questa liturgia, apriamo e chiudiamo ogni nostra giornata, ringraziamo prima di prendere i pasti… Il segno della CROCE è diventato il segno della Trinità: perché se Dio è amore, se la Trinità è comunione d’amore, Gesù che da la vita per noi e per tutti diventa il segno evidente dell’amore di Dio. E nel segno della croce contempliamo la dimensione verticale che lega il Padre col Figlio, e quella orizzontale che richiama la relazione d’amore tra Padre e Figlio e tra tutti noi permessa dallo Spirito Santo, Spirito di comunione e di fraternità.
E “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio”, figli adottivi, ma pur sempre figli e dunque eredi della realtà divina che è vita eterna, beata, bella.
La condizione è che “prendiamo parte alle sue (del Figlio) sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”: l’amore richiede sacrificio, richiede rinunce, richiede capacità di donare senza nulla attendere, di perdonare e sopportarci reciprocamente…richiede tanto, ma tanto dona: chi ama riceve la sua gloria, la felicità, una vita piena, bella, ricca, eterna. Perché tutto passa, solo l’amore resta.

Tu sei Padre, Signore mio Dio. Padre di tenerezza e di amore, Padre che ami e che perdoni,  Padre che mi prendi nelle tue mani e sul tuo cuore,  Padre che consoli e che rassicuri, Padre che non mi abbandoni mai e mi rimetti sempre in piedi. 

Tu sei Figlio, Signore mio Dio. Piccolo bambino fragile  nelle braccia di tua madre. Figlio, uomo tra gli uomini,  tu mi parli e mi insegni  che cos'è la Vita.    Figlio, tu ti offri sulla croce  perché tutti gli uomini possano vivere di te, oggi e sempre.  

Tu sei Spirito, Signore mio Dio. Fuoco che riscalda i miei inverni.  Soffio che mi anima e vento che mi sospinge,  Spirito d'amore, spirito di vita, Spirito di giustizia e di libertà.   Tu sei Padre, tu sei Figlio, tu sei Spirito,  Signore mio Dio.

Andate... nel nome di Dio  

Andate per le strade del mondo, nel nome di Dio che è Padre. Egli è la sorgente di ogni vita, il respiro che anima l'esistenza dell'uomo. Con lui diventerete anche voi creatori e farete di questo mondo un luogo di pace e di fraternità.  

Andate per le strade del mondo, nel nome di Dio che è Figlio. Egli non ha esitato a venire tra voi, per vivere come uno di voi e conoscere la gioia e il dolore, la sofferenza e la fatica, e addirittura la morte. Ma questa non l'ha potuto trattenere ed egli è risorto in un mattino di primavera. Assieme a lui portate luce e speranza nel cuore degli uomini di questo tempo.

Andate per le strade del mondo, nel nome di Dio che è Spirito Santo. Egli è discrezione ed umiltà, ma anche fecondità. Sa donare forza e coraggio. Sospinti da lui, destatevi dal vostro torpore e seminate fiori di vita e di amore nei solchi di ogni regione della terra.    

Ermes Ronchi: Sulla teologia della Trinità il Vangelo non offre formule o teorie, ma il racconto del monte anonimo di Galilea e dell'ultima missione affidata da Gesù agli apostoli.
Tra i quali però alcuni ancora dubitavano. E la reazione di Gesù alla difficoltà, alla fatica dei suoi è bellissima: non li rimprovera, non li riprende, ma, letteralmente, si fa vicino. Dice Matteo: «Gesù avvicinatosi a loro…». Ancora non è stanco di avvicinarsi, di farsi incontro. Eternamente incamminato verso di me, bussa ancora alla mia porta. E affida anche a me, nonostante le mie incertezze, il Vangelo.
Battezzate ogni creatura nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito. I nomi che Gesù sceglie per mostrare il volto di Dio, sono nomi che vibrano d'affetto, di famiglia, di legami. Padre e Figlio, sono nomi che l'uno senza l'altro non esistono: figlio non c'è senza padre, né il padre è tale se non ha figli. Per dire Dio, Gesù scegli nomi che abbracciano, che si abbracciano, che vivono l'uno dell'altro.
Il terzo nome, Spirito Santo, significa alito, respiro, anima. Dice che la vita, ogni vita, respira pienamente quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata.
Padre, Figlio, Respiro santo: Dio non è in se stesso solitudine, l'oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d'amore. Alla sorgente di tutto, è posta la relazione. In principio a tutto, il legame. E qui scopro la sapienza del vivere, intuisco come il dogma della Trinità mi riguardi, sia parte di me, elemento costitutivo di Adamo, creato da principio «a sua immagine e somiglianza». In questa frase, decisiva per ogni antropologia cristiana, mi è rivelato che Adamo non è creato semplicemente ad immagine di Dio, Creatore o Verbo o Spirito, ma più esattamente, e più profondamente, a somiglianza della Trinità. A immagine di un Padre che è la fonte della vita, a immagine di un Figlio che mi innamora ancora, di uno Spirito che accende di comunione tutte le nostre solitudini.
La natura ultima dell'uomo è di essere legame d'amore. Io sono uomo quanto più sono simile all'amore.
Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli... Il termine battezzare nella sua radice significa immergere. Immergete, dice Gesù, ogni creatura dentro l'oceano dell'amore di Dio, rendetela consapevole che in esso siamo, ci muoviamo, respiriamo.
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Non dimentichiamo mai questa frase, non lasciamola dissolversi, impolverarsi. Sono con voi, senza condizioni, dentro le vostre solitudini, dentro gli abbandoni e le cadute, dentro la morte. Nei giorni in cui credi e in quelli in cui dubiti; quando ti sfiora la morte, quando ti pare di volare. Nulla, mai, ti separerà dall'amore.
(Letture: Deuteronomio 4, 32-34. 39-40; Salmo 32; Romani 8, 14-17; Matteo 28,16-20)

VEDI ANCHE:
Sembra una questione difficile, relegata ai teologi, quella di comprendere cosa sia la Trinità così come, del resto, comprendere la definizione che ne è stata data: un solo Dio in tre persone distinte.
Eppure non può essere una cosa da poco conto cercare di capire chi è il Dio in cui crediamo. Da questa ricerca ne consegue la nostra fede e la nostra vita concreta.
Pensiamo alle conseguenze concrete che possono derivarne: essere creati ad immagine di Dio che è uno è trino significa cercare l’unità senza uniformismi, rispettare e valorizzare le diversità di carismi, di ruoli, ma finalizzarli tutti al bene comune. Significa accogliere gli stranieri sentendoli parte di noi: distinti, ma chiamati con tutti all’unità.
Le Scritture non ci offrono definizioni concrete di Dio, se non quella fondamentale di Giovanni che ci ripete più volte che Dio è Amore e quella di Gesù stesso che ci parla di Dio come di un Padre. Le Scritture ci invitano piuttosto a fare esperienza di Dio, a metterci in suo ascolto, a lasciarci guidare da lui per poterlo conoscere.

TRINITA' citazioni e preghiere

Sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre Persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra.
E sai come concludo? Dicendo che questo è uno specie di marchio di famiglia. Una forma di ‘carattere ereditario’ così dominante in ‘casa Trinità’ che, anche quando è sceso sulla terra, il Figlio si è manifestato come l’uomo per gli altri”.
(…) L’uomo è icona della Trinità (“facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”) e pertanto, per quel che riguarda l’amore, è chiamato a riprodurre la sorgività pura del Padre, l’accoglienza radicale del Figlio, la libertà diffusiva dello Spirito.
+ don TONINO BELLO

don Tonino Bello
Fonte: Tratto da: "La famiglia come laboratorio di pace", Prato 10 settembre 1988

 

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