venerdì 28 dicembre 2012

Luca 2,41-52: Santa Famiglia (anno C)

(...) Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso (...).
Famiglia, piccola Chiesa, Sacramento dell’amore di Dio

- All’interno delle festività natalizie, la prima dimensione umana ad essere messa in evidenza è la famiglia.

- L’icona e modello è la famiglia di Nazareth: famiglia povera, emigrante, vittima di un sistema di potere e di violenza che la costringe a cercare rifugio in Egitto. Famiglia che soprattutto segue la volontà di Dio, un Dio che si rivela nel sogno (e ritroviamo qui Giuseppe, il sognatore coraggioso), un Dio che guida l’agire della storia soltanto con la complicità dell’uomo, un Dio che ci chiede di condividere un sogno di amore e comunione e di impegnarsi per realizzarlo con lui.

- la famiglia è uno STRUMENTO prezioso non solo per realizzare il sogno di Dio, ma per mostrare e condividere la stessa natura di Dio che è Amore trinitario, Amore da condividere, Amore che si apre al mondo, che non può essere racchiuso tra 2 persone, ma che coinvolge sempre un 3°.

- Tra le definizioni della FAMIGLIA c’è quella di PICCOLA CHIESA: luogo dove rendere presente Gesù, dove sperimentare e celebrare l’amore reciproco. Quante volte abbiamo evidenziato l’importanza della famiglia per la trasmissione della fede e per la vita di una comunità parrocchiale: se la famiglia inizia e accompagna il figlio sulla strada della fede, quello che è l’impegno del prete e della comunità parrocchiale trova terreno fertile. Viceversa quante volte, quando non c’è la collaborazione della famiglia, nonostante il nostro impegno i ragazzi (e quindi gli adulti di domani) risultano insensibili, quasi impermeabili alla fede (vedi anche il nuovo cammino di Iniziazione Cristiana che parte proprio dal coinvolgimento della famiglia).

- Un’altra definizione che ritengo molto bella è quella che descrive la famiglia come SACRAMENTO dell’amore di Dio, cioè come SEGNO e STRUMENTO dell’amore divino: SEGNO, in quanto può (anzi DEVE) mostrare l’amore di Dio. STRUMENTO in quanto può (anzi DEVE) essere il mezzo più prezioso attraverso cui agisce Dio, attraverso cui si fa presente.

- FAMIGLIA DIVENTA CIO’ CHE SEI: come l’uomo e la donna sono creati a immagine di Dio, ma con molta difficoltà mostrano e vivono ciò che sono, così la FAMIGLIA è chiamata a diventare ciò per cui è stata creata: SEGNO e STRUMENTO dell’amore di Dio.

- Quale forza di testimonianza e di speranza è la FAMIGLIA che mostra l’amore di Dio e per Dio, in cui i coniugi si amano e condividono tale amore con i figli e con le persone con cui entrano in contatto. Una famiglia realizzata nonostante le difficoltà, felice, beata.

- E’ un’UTOPIA? E’ vero che oggi si sottolinea la CRISI della famiglia che sempre più spesso diventa il luogo dei litigi, delle rivalse, delle lotte di potere. Si calcola che la vita media di una famiglia sia di 14 anni e che quest’età, dettata dalle sempre più frequenti e immediate separazioni, sia destinata a diventare sempre più breve. Per non parlare della rinuncia di molti (e sempre più) a sposarsi in Chiesa, a limitarsi spesso alla convivenza. Come poter esprimere in questo contesto quell’amore sponsale che è, per sua natura, eterno e fedele? Come poter fare un patto solenne, davanti a Dio e sancito ufficialmente dalla Chiesa, di amore perpetuo e fedele quando non sappiamo cosa ci riserva il futuro? E’ possibile anche al giorno d’oggi amarsi fin che morte non ci separi?

- E’ vero che l’Istituto familiare è in difficoltà (così come è innegabile che tale crisi trascini i figli e, con loro, coinvolga la società chiamata per il proprio bene a difendere un’istituzione che garantisce alla società stessa di sopravvivere e di evitare problemi sociali sempre più complessi), ma è anche vero che ciò che è “impossibile agli uomini è possibile a Dio”, che la famiglia trovi al proprio interno quella forza (donata da Dio) per sostenerla e attraversare burrasche sempre più dirompenti. In questo senso la famiglia è STRUMENTO dell’amore di Dio: è Dio stesso che l’ha voluta a donargli quegli strumenti per sopravvivere e soprattutto vivere in maniera piena. E’ Dio a garantire l’aiuto. E’ Lui la sorgente che disseta la coppia vittima della routine e della aridità. E’ in Lui che possiamo ritrovare la fonte che ha unito i due: in Lui ritrovare i motivi dell’unione, l’origine dell’innamoramento che deve trasformarsi in amore.

- E San Paolo, quasi riabbassando i toni della nostra discussione, invita concretamente a SOPPORTARCI e a PERDONARCI A VICENDA: l’amore vero è fatto anche (se non soprattutto) da questo: della capacità di sopportarci e di perdonarci. Perché, l’amore tutto COPRE, tutto SPERA, tutto SOPPORTA. E’ una scalata difficile, ma da cui dipende la nostra vita: non possiamo rassegnarci alla mediocrità, non possiamo rinunciare alla lotta, non possiamo arrenderci. FAMIGLIA DIVENTA CIO’ CHE SEI: ne dipende la tua realizzazione e la trasformazione della nostra società, una società troppo spesso priva di Dio (ovvero di amore, di senso) che ha un bisogno urgente di ritrovare i SEGNI e gli STRUMENTI attraverso cui Dio possa mostrarsi e agire, segni e strumenti che ci possano far sperare che amarsi è ancora possibile, restare fedeli è ancora possibile, crescere in un progetto è ancora possibile.

Giuseppe e Maria, nel loro amore pieno di tenerezza e di fatica, ci ricordano che Dio ha scelto di nascere in una famiglia, di sottostare alle dinamiche di coppia e di condividerne le fatiche.

Vedi anche: http://allalucedelvangelo.blogspot.it/2012/12/elogio-alla-rovescia-della-santa.html

Ermes Ronchi: La santa Famiglia di Nazaret porta un messaggio a tutte le nostre famiglie, l'annuncio che è possibile una santità non solo individuale, ma una bontà, una santità collettiva, familiare, condivisa, un contagio di santità dentro le relazioni umane. Santità non significa essere perfetti; neanche le relazioni tra Maria Giuseppe e Gesù lo erano. C'è angoscia causata dal figlio adolescente, e malintesi, incomprensione esplicita: ma essi non compresero le sue parole. Santità non significa assenza di difetti, ma pensare i pensieri di Dio e tradurli, con fatica e gioia, in gesti. Ora in cima ai pensieri di Dio c'è l'amore. In quella casa dove c'è amore, lì c'è Dio.
E non parlo di amore spirituale, ma dell'amore vivo e potente, incarnato e quotidiano, visibile e segreto. Che sta in una carezza, in un cibo preparato con cura, in un soprannome affettuoso, nella parola scherzosa che scioglie le tensioni, nella pazienza di ascoltare, nel desiderio di abbracciarsi. Non ci sono due amori: l'amore di Dio e l'amore umano. C'è un unico grande progetto, un solo amore che muove Adamo verso Eva, me verso l'amico, il genitore verso il figlio, Dio verso l'umanità, a Betlemme.
Scese con loro a Nazaret e stava loro sottomesso. Gesù lascia i maestri della Legge e va con Giuseppe e Maria che sono maestri di vita. Per anni impara l'arte di essere uomo guardando i suoi genitori vivere: lei teneramente forte, mai passiva; lui padre non autoritario, che sa anche tirarsi indietro. Come poteva altrimenti trattare le donne con quel suo modo sovranamente libero? E inaugurare relazioni nuove tra uomo e donna, paritarie e senza paure?
Le beatitudini Gesù le ha viste, vissute, imparate da loro: erano poveri, giusti, puri nel cuore, miti, costruttori di pace, con viscere di misericordia per tutti. E il loro parlare era: sì, sì; no, no. Stava così bene con loro, che con Dio adotta il linguaggio di casa, e lo chiama: abbà, papà. Che vuole estendere quelle relazioni a livello di massa e dirà: voi siete tutti fratelli.
Anche oggi tante famiglie, in silenzio, lontano dai riflettori, con grande fatica, tessono tenaci legami d'amore, di buon vicinato, d'aiuto e collaborazione, straordinarie nelle piccole cose, come a Nazaret. Sante. La famiglia è il luogo dove si impara il nome di Dio, e il suo nome più bello è: amore, padre e madre. La famiglia è il primo luogo dove si assapora l'amore e, quindi, si gusta il sapore di Dio. La casa è il luogo dove risiede il primo magistero, più importante ancora di quello della Chiesa. È dalla porta di casa che escono i santi, quelli che sapranno dare e ricevere amore e che, per questo, sapranno essere felici.

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